E cosi’, a dieci giorni dall’inaugurazione, sono finalmente andata al nuovo multiplex UCI Cinemas aperto a pochi chilometri da casa mia (esattamente 6 minuti di automobile).
Il complesso si posiziona ai primi posti delle mie memorie cinematografiche olfattive con il suo odore di nuovo, di plastica nuova, per l’esattezza plastica FIAT, si’ quello inconfondibile che emana per mesi un’automobile FIAT nuova.
E’ stata un’esperienza olfattiva interessante quella di entrare in un cinema che sa cosi’ di nuovo, se penso alle mie percezioni olfattive nei cinema, il primo a corrermi incontro e’ il sottile odore di cera per parquet della sala Zandrino del Comunale, mentre nell’attigua sala Ferrero ti coglie l’odore della polvere del palcoscenico che non viene mai spazzato. Entrare all’Arcadia di Melzo significa essere avvolti nel sapore dolciastro dei popocorn e degli altri snacks che per fortuna non mi perseguita all’interno delle sale. I ricordi del cinema del passato sanno di stantio, della polvere accumulata nei pesanti tendaggi di velluto ma per gli alessandrini il cinema avra’ sempre l’odore acre del petrolio che copre la nota di marcio che per anni ha caratterizzato i locali del centro travolti dall’alluvione del ’94.
Chiusa la parentesi olfattiva, torniamo al nuovo UCI che dalla pubblicita’ ho scoperto doversi pronunciare iusiai. Veramente credo che ci tornero’ poco in questo multiplex, nonostante l’impressione positiva dell’ambiente: pulizia comodita’, buon audio, ma ahime’ caro come il sangue (anche lo spettacolo pomeridiano a prezzo intero!!!) per chi al cinema ci va due o tre volte alla settimana pagando sempre di tasca propria come la sottoscritta e se questo cinema non pratichera’ qualche altro sconto o convenzione oltre il lunedi’ a 4,70 euri (contro i 4,00 di tutti gli altri dei dintorni tacendo del Sociale di Tortona che il lunedi’ e il mercoledi’ arriva a 3,50) credo che per i prossimi anni il ricordo della plastica nuova rimarra’ l’unico che avro’.
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Ucci Ucci sento odor..
Alla sezione FAI di Tortona va riconosciuto un merito speciale: quello di aprire per Le giornate di primavera monumenti che hanno un grande significato per la vita cittadina.
Se lo scorso anno la visita ai magazzini del sale progettati nel 1950 da Pierluigi Nervi, per gli stabilimenti ora in disuso del Monopolio di Stato aveva visto la partecipazione di ex operai che tornavano a vedere il vecchio luogo di lavoro, quest’anno l’ apertura della casa laboratorio della famiglia Sarina , maestri del teatro di figura e’ stato ancora piu’ emozionate: le spiegazioni del rapporto viscerale del pubblico con questa forma di rappresentazione popolare, mai abbastanza indagata nel suo significato di antecedente televisivo per la capacita’ di coinvolgere il pubblico ed avvincerlo con rappresentazioni a puntate che proseguivano per mesi interi; queste spiegazioni, dicevo, erano punteggiate dai mormorii di conferma da parte di una serie di balde persone in eta’ che ricordavano gli spettacoli di burattini visti negli anni ‘30 o ‘40, persone talmente balde che maneggiavano senza alcun imbarazzo la fotocamera del loro cellulare (molto piu’ moderno del mio) per immortalare il magnifico burattino di un leone.

