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Down in the Valley

Downinthevalley October, detta Tobe, ha diciassette anni, e vive con il fratellino tredicenne, Lonnie, assieme al padre (patrigno?), Wade. L’uomo e’ innegabilmente distratto nei confronti dei figli, preso dal lavoro di secondino e dalla sua relazione sentimentale, ma quando Tobe si innamora di Harlan, uno strano ragazzo che si veste e si comporta come un cowboy di altri tempi, Wade inizia preoccuparsi fino a vietare la relazione tra i due..

Siamo di fronte a uno di quei film imperfetti che pero’ riescono a manifestare uno strano fascino. Molto strana anche la mia collocazione mentale: una via di mezzo tra Taxi driver e Texas di Paravidino.
Del capolavoro di Scorsese si puo’ ritrovare la solitudine che si trasforma in follia e Ed Norton (produttore esecutivo del film) omaggia espressamente Taxi Driver nella scena davanti allo specchio: forse non sara’ la prova migliore di Norton ma e’ l’unico attore in grado di citare De Niro senza scimmiottarlo.
Se trent’anni fa la solitudine si annidava nel cuore delle citta’, oggi e’ nelle periferie piu’ remote che la solitudine e la disperazione trovano riparo, in quei luoghi, come la San Fernando Valley, dove le case si accalcano accanto all’autostrada ad otto corsie (per senso di marcia) dove la gente passa in fretta, indifferente a cio’ che li circonda, l’ossessione per questa via di fuga lontana ed indifferente c’era anche nel film di Paravidino, ma a farmi sentire ancora di piu’ inserita in questa forma di globalizzazione e’ il finale che si svolge in una zona residenziale in costruzione, in una villetta che puoi trovare anche qua, nei paesini che punteggiano la Pianura Padana o nella megalopoli diffusa, come pare si chiami adesso.

31
dic
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Tideland

Jeliza-Rose ha dieci anni ed e’ figlia di due tossici a cui e’ abituata a preparare regolarmente le dosi; quando muore la madre, la piccola si trasferisce col il padre nella vecchia casa della nonna scomparsa, in una sperduta zona del Texas. La tendenza a fantasticare di Jeliza-Rose diventa l’unico modo per sopravvivere quando anche il padre muore per overdose.

Tideland

Chiaramente ispirato ad Alice nel paese delle meraviglie, un dipinto acido, tenero e a tratti orrorifico dell’immaginario infantile. Non e’ tutto da buttare in quest’opera controversa che ha nell’evoluzione della trama il punto piu’ debole: se la prima parte e’ la migliore, il rapporto tra Dickens e Jeliza-Rose non riesce ad evolvere e porta direttamente ad un finale decisamente banale.
Di buono resta la magnifica luce della prateria texana, la cui assolata solitudine trasforma l’azzurro del cielo e il giallo dell’erba in una tela che stimola ulteriormente la fantasia della piccola protagonista e soprattutto resta l’occhio di Gillian, capace di restituire tutta l’ingenuita’ del mondo infantile, anche nei suoi aspetti piu’ disturbanti, benche’ in alcuni momenti abbia avvertito un certo compiacimento da parte del regista nel giocare con questa abilita’.

31
dic
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Carne da macello

McdonaldDocumentario,
Italia 2002 di Maria Martinelli

Ieri notte, mentre il mio stomaco se la vedeva proprio con un baconburger, ingerito in una delle mie rare concessioni all’ american way of life in un tex-mex della zona, ho visto alla 25° ora un documentario molto interessante, Carne da Macello , opera italiana del 2002 che anticipa una denuncia che ha preso piede in seguito, quella alla filiera della carne in America. Il titolo fa pensare ai bovini che stanno alla base del settore, ma nel tritacarne che prendo in prestito dal video di Another brick in the wall dei Pink Floyd, insieme alle bestie finiscono gli operai sfruttati dai grandi mattatoi texani che non forniscono alcuna assicurazione ai loro dipendenti nel caso dei numerosissimi incidenti, e i consumatori: negli Usa ci sono molti casi di morte o malattia dovuti al consumo di hamburger contaminati.
Ovviamente non puo’ mancare il tentativo di analisi del fenomeno McDonald, che si scontra contro il muro di omerta’ dell’azienda che gia’ 5 anni fa era la piu’ grande azienda di ristorazione in Giappone, la piu’ grande acquirente di prodotti alimentari francesi, e la ditta privata che occupa il maggior numero di persone in Brasile. Nella sede centrale non e’ stato possibile fare riprese, e neppure i giovani lavoratori intervistati al McDrive potevano rispondere alle domande del giornalista italiano.
La McDonald e’ stata la prima azienda a preferire come dipendenti i teen-agers perche’ stando ancora in famiglia si accontentano di un salario molto basso e c’e’ molta possibilita’ di ricambio. Altre industrie hanno poi seguito questa via, ma a dimostrazione che le cose negli ultimi 5 anni non sono cambiate riporto una notizia che ho sentito recentemente a Decanter : tra le nuove parole americane un prestigioso dizionario ha aggiunto mcjob che sta a significare un lavoro poco pagato, con scarse prospettive di carriera e del tutto insoddisfacente, il colosso degli hamburger ha cercato di pretendere la modificazione del significato nel suo opposto: lavoro stimolante che offre una brillante carriera ma l’istituzione universitaria che cura il vocabolario ha respinto la richiesta perche’ fortunatamente il senso delle parole non si puo’ decidere a tavolino.




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