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Uno, due, tre!

UnoduetrelocOne, Two, Three
USA 1961,
con James Cagney, Horst Buchholz, Pamela Tiffin
regia di Billy Wilder

Berlino 1961, a pochi mesi dalla costruzione del muro, C.R. MacNamara, direttore della sede tedesca della Coca-Cola, e’ convinto di aver raggiunto i vertici della sua carriera dopo aver stretto un accordo con i dirigenti sovietici per poter distribuire la bevanda oltre cortina, quando a scombussolare i suoi piani arriva la figlia del suo capo, l’irruenta Scarlett Hazeltine che nel giro di due mesi si sposa con un ragazzo comunista di Berlino Est. MacNamara riesce in un primo momento a far annullare il matrimonio, ma quando si scoprira’ che la ragazza e’ incinta dovra’ recuperarle il marito e renderlo accettabile agli occhi del suocero.

Uno, due tre! non spicca certo tra la filmografia Wilder, io lo avevo visto tempo fa in televisione e ammetto che, pur trovandolo molto piacevole, non mi aveva entusiasmato, ma la visione sul grande schermo in lingua originale e’ stata fulminante.

Uno_due_treBilly Wilder e’ cattivissimo e non perdona nulla al capitalismo (nelle trattative per la distribuzione della Coca-Cola i dirigenti russi offrono come compenso una turnee’ americana del balletto del Bolshoi, e Macnamara risponde secco “No culture, only cash!”) ne’ al comunismo (una scena girata a Berlino Est indugia su uno striscione “il marxismo rende liberi” parodia del terribile “il lavoro rende liberi” che campeggiava all’ingresso dei campi di concentramento) e i berlinesi a 15 anni dalla caduta del nazismo sono ancora mostrati come un popolo soggetto alla piu’ cieca ubbidienza, sempre vaghi sulle loro collusioni con il potere precedente, esempio perfetto e’ Schlemmer, l’assistente di MacNamara, che non riesce mai ad esimersi dal battere i tacchi e rivelera’ un trascorso nelle SS, anche se come aiuto pasticciere in cucina.
Oltre alle ideologie Wilder, che gira il film proprio nei giorni della costruzione dei muro, e’ attentissimo alla realta’ del tempo prendendo in giro anche il giovanilismo degli anni ‘60: Scarlett e’ la classica diciassettenne tutta urli e svenimenti che impareremo a conoscere con il fenomeno Beatles.
Molto citazionsmo nella pellicola: Cagney che rifa’ la stessa scena di Nemico pubblico, le donne Hazeltine, provenendo da Atlanta, si chiamano come le protagoniste di Via col Vento e non mancano battute sui grandi successi del periodo, Spartacus e La dolce vita
Da sottolineare la vigorosa prova di James Cagney, vero mattatore del film, presente in tutte le scene: e’ incredibile la sua recitazione in lingua originale: parla (o meglio urla) a raffica, non si riesce quasi a stare dietro ai sottotitoli, sprizza energia da tutti i pori (e aveva passato i 60 all’epoca del film) consegnando alla storia un’interpretazione che lascia piacevolmente spossati e senza fiato gli spettatori.

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I 90 anni di Kirk Douglas

KirkdouglasIssur Danielovitch Demsky nasce a New York il 9 dicembre 1916 da una famiglia ebrea di origini russe. Completati gli studi con l’accademia d’arte drammatica fa qualche apparizione secondaria a Broadway prima di arruolarsi in Marina nel 1941. Nel ‘46 debutta sul grande schermo dove si fa notare come il marito odioso di Barbara Stanwyck in Lo strano amore di Marta Ivers.
Nel 1947 e’ Whit Sterling nel fondamentale noir di Jacques Tourner Le catene della colpa che ha per protagonista Robert Mitchum.
A questo film segue un altro noir di qualita’ inferiore Le vie della citta’ (1948) diretto da Byron Haskin che ha il merito di far incontrare Douglas e Burt Lancaster: la coppia sara’ protagonista di ben sette film tra i quali va ricordato Sfida all’O.K. Carral firmato da John Sturges nel 1957; pare pero’ che il mito della loro amicizia fosse solo una trovata pubblicitaria.

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Nel 1951 e’ Chuck Tatum, il cinico giornalista che non esita a prolungare l’agonia di un minatore intrappolato nel capolavoro di Billy Wilder L’asso nella manica; il film fara’ e definitivamente decollare la carriera di Douglas.
Dopo il bel western di Hawks Il grande cielo, sempre nel 1952 gira per Vincente Minnelli Il bruto e la bella, accanto a Lana Turner: la sua interpretazione di Jonathan Shields, il produttore geniale e senza scrupoli gli vale una nomination agli Oscar; la stessa équipe riprendera’ 10 anni dopo la critica sul cinema americano, esasperando i toni negativi: infatti nel 1962 Kirk Douglas interpretera’ sempre per la regia di Minnelli un attore sul viale del tramonto nel meno riuscito Due settimane in un’altra città.
Nel 1955 l’attore e’ in Italia per interpretare Ulisse nell’omonimo film di Mario Camerini, pellicola che apre la grande stagione della dolce vita della “Hollywood sul Tevere” .
Nel 1956 e’ un amaro (ed estremamente somigliante) Van Gogh nella pellicola che Minnelli dedica agli ultimi anni di vita del grande pittore olandese in Brama di vivere.
Nel 1957 l’incontro con Kubrick che lo dirige in Orizzonti di gloria, capolavoro che prelude all’altrettanto perfetto Spartacus realizzato nel 1960: oltre che protagonista Douglas produce il capolavoro kubrickiano con la sua casa di produzione nata nel 1955.

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Il decennio tra il 1950 e il ‘60 e’ estremamente proficuo per Douglas che entra a far parte di film leggendari a cui da un contributo fondamentale con la sua recitazione appassionata e tormentata, dopo questo periodo d’oro la sua carriera continua fino quasi ai giorni nostri con opere quasi sempre di buona qualita’ ma che non raggiungono piu’ le vette geniali di quell’epoca che lo hanno reso uno dei miti del cinema hollywoodiano classico e non non azzardatevi a dire che e’ stato surclassato dal figlio Michael che son pronta alla rissa!




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