Nei primi anni ‘70 un giovane medico scozzese, appena laureato decide di andare alla scoperta del mondo e si trasferisce in Uganda, dove casualmente incontra il neoeletto “presidente” Amin che lo prende a ben volere e lo sceglie come suo medico personale..
Uno dei film piu’ fastidiosi visti negli ultimi anni, per colpa della psicologia del protagonista, Nicholas Garrigan un giovane medico completamente cretino convinto di essere amico di Amin, senza accorgersi delle manie di grandezza del dittatore e dei giochi di potere che stavano dietro a quel governo. Avrebbe potuto essere interessante se la personalita’ certamente magnetica di Amin si fosse svelata a poco a poco, invece e’ lampante fin da subito la psicopatia del personaggio, per tutti, tranne che per il nostro eroe.
Il rapporto tra i due personaggi sarebbe stato molto interessante se la figura del medico fosse stata delineata come quella di una persona interessata che chiudeva gli occhi davanti alle magagne di Amin per il proprio tornaconto, invece no: il ragazzo e’ proprio tonto (parlare di superficialita’, per come viene descritto, mi pare eufemistico) e si spera disperatamente che prima o poi ci lasci la pelle: direi che e’ lampante che il processo d’identificazione con il protagonista in questo film non riesce proprio a scattare.
Buona la prova di Forest Whitaker che gli e’ valsa l’Oscar come miglior attore protagonista, mentre neppure la regia mi ha entusiasmato: Kevin McDonald viene dal documentario, peccato che abbia cercato di infarcire una pellicola gia’ scombinata di qualche scena “autoriale” come le inquadrature degli uccelli da rapina anticipatori della tragedia finale.





