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dic
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L’ultimo re di Scozia

Lultimorediscozia Nei primi anni ‘70 un giovane medico scozzese, appena laureato decide di andare alla scoperta del mondo e si trasferisce in Uganda, dove casualmente incontra il neoeletto “presidente” Amin che lo prende a ben volere e lo sceglie come suo medico personale..

Uno dei film piu’ fastidiosi visti negli ultimi anni, per colpa della psicologia del protagonista, Nicholas Garrigan un giovane medico completamente cretino convinto di essere amico di Amin, senza accorgersi delle manie di grandezza del dittatore e dei giochi di potere che stavano dietro a quel governo. Avrebbe potuto essere interessante se la personalita’ certamente magnetica di Amin si fosse svelata a poco a poco, invece e’ lampante fin da subito la psicopatia del personaggio, per tutti, tranne che per il nostro eroe.
Il rapporto tra i due personaggi sarebbe stato molto interessante se la figura del medico fosse stata delineata come quella di una persona interessata che chiudeva gli occhi davanti alle magagne di Amin per il proprio tornaconto, invece no: il ragazzo e’ proprio tonto (parlare di superficialita’, per come viene descritto, mi pare eufemistico) e si spera disperatamente che prima o poi ci lasci la pelle: direi che e’ lampante che il processo d’identificazione con il protagonista in questo film non riesce proprio a scattare.
Buona la prova di Forest Whitaker che gli e’ valsa l’Oscar come miglior attore protagonista, mentre neppure la regia mi ha entusiasmato: Kevin McDonald viene dal documentario, peccato che abbia cercato di infarcire una pellicola gia’ scombinata di qualche scena “autoriale” come le inquadrature degli uccelli da rapina anticipatori della tragedia finale.

31
dic
69

C’era una volta Walt Disney, alle origini dell’arte degli studi Disney

IletatiunfoiswaltdNel 2006 sono caduti i due anniversari di Walt Disney: i 40 anni dalla morte, avvenuta il 15 dicembre 1966 e i 105 dalla nascita (5 dicembre 1901) e Parigi ha celebrato queste date con una mostra molto interessante di cui sono venuta a conoscenza tramite Jiro .
L’intento dell’esposizione e’ quello di indagare sulle matrici artistiche e culturali che stanno alla base del fenomeno Disney, soprattutto dei bellissimi lungometraggi supervisionati direttamente dal fondatore della major tra il 1937, anno di Biancaneve e i sette nani che vince un oscar costruito su misura formato dalla classica statuetta a cui sono state aggiunte sette statuine in miniatura per premiare anche i nanetti e l’anno della morte, il ‘66 in cui esce Il Libro della giungla.
OscarbiancaneveE’ interessante vedere come l’ispirazione disneyana si fondi su una fusione: alle diverse matrici culturali europee, in pittura e’ lampante il riferimento ai simbolisti, al Dore’ e all’art nouevau, ma anche all’accuratezza naturalistica del gotico internazionale, mentre in ambito cinematografico Disney fu particolarmente sensibile all’espressionsmo tedesco; a questi stimoli, dicevo, si unisce l’ispirazione esclusiva ai volti delle dive hollywoodiane per definire i tratti delle eroine (un misto di Shirley Temple e Janet Gaynor per Biancaneve, Joan Crawford per Crimilde e Jean Harlow per la Fata dai capelli turchini in Pinocchio).
Non manca l’approfondimento sul celebre incontro tra Disney e Dali’ che tentarono una collaborazione rimasta incompiuta, il famoso Destino di cui viene trasmesso il magnifico cortometraggio di sei minuti montato nel 2003: un‘opera che se fosse uscita nei tardi anni ‘40 avrebbe sicuramente suscitato scalpore per la modernita’ del tema e dei tratti: il volto della protagonista ad esempio, mi ha ricordato molte eroine della piu’ recente produzione Disney.
L’ultima sala mostra invece l’influenza che i piu’ celebri personaggi disneyani hanno sull’arte contemporanea dopo esser diventati icone della cultura popolare moderna.
Se il tema era sviscerato in maniera approfondita e poteva fare la gioia di qualsiasi amante dell’arte altrettanto non posso dire della sistemazione dei materiali: disposti in teche attorno alle pareti delle sale, costringevano gli spettatori a formare lunghe code dato che spesso qualcuno si fermava per vedere gli spezzoni dei cartoon proiettati in mezzo alla sala; il fatto di aver visto la mostra nelle vacanze natalizie tra frotte di turisti con nugoli di bambini al seguito, convinti di assistere a un evento studiato per l’infanzia non ha certo giovato al mio godimento.

Il était une fois Walt Disney – Aux sources de l’art des studios Disney

16 septembre 2006 – 15 janvier 2007
Galeries nationales du Grand Palais
Entrée Square Jean Perrin
Paris

31
dic
69

Nuovomondo agli Oscar

Nuovomondoloca E’ ufficale, Nuovomondo e’ stato scelto come come rappresentante della cinematografia italiana agli Oscar.
Da una parte sono molto contenta, perche’ e’ un film che amo molto, sicuramente degno di rappresentarci al meglio, soprattutto se si pensa alle sceneggiate ridicole dello scorso anno, con la prima scelta, Private, rifiutata perche’ non recitata in italiano (dopo quell’increscioso caso la regola dovrebbe essere stata modificata) e il ripiegamento su un film decisamente mediocre, La bestia nel cuore
Durante la visione di Nuovomondo, mi chiedevo come sarebbe stato accolto in America questo film: Crialese ha una formazione americana e negli USA Respiro ebbe un grandissimo successo, piu’ che in Italia; pero’ mi chiedo, senza fare le solite allusioni al nuovo corso neocon degli States, una nazione stressata da anni di guerra, dal barcollare del suo status di “piu’ grande democrazia del mondo”, come accettera’ un film che crea un parallelo neppure troppo latente tra la selezione razziale degli emigrati e la filosofia nazista, analogia lampante nella scena delle donne alle docce?
Quest’anno l’Italia aveva buoni film da proporre all’Academy, oltre al film di Crialese (che ribadisco, a mio giudizio e’ il migliore): Romanzo popolare e Il Caimano, pellicole che sarebbero sicuramente piaciute agli americani che mi pare siano soliti selezionare e premiare i lavori che rimandano all’idea spesso folcloristica che hanno dello stato straniero, ad esempio non ho dubbi che sara’ selezionato e avra’ buone probabilita’ di vittoria Volver con quel richiamo al cinema degli anni cinquanta e l’omaggio alla Loren.
Io non so molto di come funzionino queste meccaniche ma quel che mi chiedo e’: se una statuetta puo’ aiutare ad attirare l’attenzione (o denari) sul nostro cinema che viene definito perennemente in crisi e’ piu’ giusto inviare il film migliore o seguire una strategia “d’interesse” e scegliere il lavoro (sempre piu’ che dignitoso!) che poteva piacere alla commissione?
E’ solo un dubbio: se Crialese vincera’ saro’ la prima a gioirne.

31
dic
69

Persepolis

Persepolis_2 Marjane Satrapi racchiude in un lungometraggio i quattro volumi a fumetti che raccontano la sua esperienza di bambina iraniana cresciuta negli anni della rivoluzione komehinista, giovanissima esule in un’Europa insensibile ai problemi dei rifugiati, che le riserva alcune drammaticissime esperienze. Marjane decide allora di far ritorno in patria, ma dopo gli studi e un matrimonio fallito prendera’ definitivamente la via dell’esilio in Francia.

Per chi ha amato Leggere Lolita a Teheran, questo e’ un film da non perdere, dove ritrovare tutta la vitalita’ mai sopita del popolo iraniano, anche sotto il gioco terrible della tirannia teocratica.
Pochissimi i colori della pellicola, riservati al presente francese concluso nell’aeroporto, mentre tutto il passato di Marjane e’ rivissuto in un drammatico bianco e nero dove il nero diventa dominante nei momenti drammatici, raccontati sempre per ellissi, scelta che non ammorbidisce certo il tono, ma diventa un pietoso distogliere lo sguardo.
Ma la Satrapi non rievoca solo il dolore delle sue esperienze, la sua arguzia sa mettere comicamente alla berlina il potere iraniano come nella scenetta dello spaccio di musica rock, e poi ce’ il personaggio delizioso della nonna a cui e’ dedicata la dolce pioggia di gelsomini dei titoli di coda e quella rappresentazione di Allah barbuto che veleggia sulle nuvole, identica all’immagine del Dio cristiano.
Il racconto pero’ non e’ solo lo spaccato di un popolo che cerca di sopravvivere alla tirannia, Marjane Satrapi rivela anche una sensibilita’ prettamente femminile nel raccontare la storia di una crescita personale in cui diventa facile identificarsi.

Incomprensibile ai miei occhi la scelta dell’Academy di preferire a Persepolis la pantegana cuoca.

31
dic
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Nuovo cinema sanita’

Loscafandroelafarfalla Entrambi in programmazione dalla settimana scorsa, Lo scafandro e la farfalla e Lontano da lei, sono due pellicole che gettano una luce del tutto nuovo sul tema della malattia (argomento assai caro alla cinematografia) pur affrontando temi e punti di vista differenti: un corpo che ha smesso di rispondere raccontato da un lucidissimo protagonista nel film di Julian Schnabel e la malattia mentale della moglie subita dal marito nella pellicola di Sarah Polley
Stilisticamente i film sono differentissimi, un inizio mutuato dall’horror una punta di visionarieta’ “gondryana” il film di Schnabel, malinconicamente poetico e sperso nell’immacolata neve dellOntario l’opera della Polley retto dalla fascinosa svagatezza di una Julie Christie in stato di grazia.

AwayfromherQuello che trovo di simile nelle due pellicole e’ la completa mancanza di pietismo, la volonta’ di sfuggire alla scena madre e alla ricerca della lacrima, in questo modo il malato non solo acquista una nuova dignita’ ma caduta la barriera che il pietismo crea tra protagonista e spettatore, quest’ultimo puo’ scoprire che le sensazioni del malato e le sue non sono poi cosi’ diverse e la comprensione puo’ arrivare all’immedesimazione.
Trovo che il fatto che questo avvenga contemporaneamente in due pellicole molto diverse sia quasi rivoluzionario e non mi stupisce neppure un po’ che l’Academy abbia bocciato tutte le candidature dei due film interrompendo la consolidata tradizione del film sulla malattia come sicuro vincente di qualche statuetta




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