Post contrassegnati da tag ‘Clint Eastwood

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The departed

Thedeparted Il film di Scorsese e’ molto bello, ma non certo un capolavoro, mi e’ parsa un po’ lunga la parte introduttiva mentre sicuramente la seconda parte (dalla caduta dal grattacielo in poi, per intenderci) e’ molto tosta, ma quel che penso del film lo racconto qui.
Di certo mi colpisce molto che i tre autori piu’ attesi in questo periodo abbiano delle tematiche molto simili sviluppate su storie non originali, mi riferisco a Mann che porta sul grande schermo il suo telefilm Miami Vice, Scorsese che rilegge la trilogia orientale di Infernal affair e ad Eastwood che riprende in mano la storia di Iwo Jima gia’ portata sullo schermo, tutt’e tre i film hanno come comune denominatore la menzogna: qualcuno che si fa passare per un altro; credo che si tratti di film molto politici, del resto una guerra preventiva nata sulla bugia dell’esistenza di pericolose armi di distruzione di massa non l’aveva mai propinata nessuno e per parlare di un tema di attualita’ basta pensare alla figura di Saddam Hussein, dittatore “simpatico” (perche’ faceva comodo all’Occidente) per piu’ di un decennio e poi trasformato in uno dei nemici pubblici per eccellenza per cui anche filosofi che normalmente sono contro la pena di morte nel suo caso la giustificano: dove sta la verita’ ?

31
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Letters from Iwo Jima

Lettersfromiwojima Eastwood sfiora il capolavoro con questa nuova versione della battaglia di Iwo Jima raccontata dal punto di vista dei giapponesi, dipinti come veri eroi fordiani: hanno a disposizione un numero minore di uomini e mezzi ma non esitano ad affrontare il nemico con tutto il loro coraggio. Il protagonista principale del film e’ pero’ un uomo qualunque, il soldato semplice Saigo, ex panettiere costretto alla leva a cui importa solo tornare a casa sano e salvo dalla moglie, che durante la sua lontananza gli ha dato una figlia. Saigo e’ la figura che ci permettere di conoscere tutti i tipi umani che si possono incontrare nell’ambiente militare: i soldati che si ritrovano in guerra spesso con scarso spirito bellico ma anche i fanatici nazionalisti, il caporale borioso che sfoga il suo poco potere sulla truppa, gli ufficiali legati a vecchi schemi militari incuranti della sorte dei soldati e preferiscono il suicidio rituale (loro e di tutti i sottoposti) perche’ hanno perduto un avamposto, piuttosto che ricompattarsi con il resto dell’esercito. Poi ci sono i due coprotagonisti, il barone Nishi, campione olimpionico che si e’ fatto assegnare questa missione pur sapendola disperata e il generale Kuribayashi (interpetato magnificamente da Ken Watanabe) alla cui grande abilita’ strategica si deve la lunga resistenza dei giapponesi sull’isola, fiaccata anche dal malumore degli altri ufficiali che non capiscono la sua filosofia bellica e lo tacciano di filoamericanismo dato che prima della guerra ha vissuto in America.
Cupo e’ drammatico, il film ha i suoi momenti migliori nei confronti tra i vari personaggi e nelle scene claustrofobiche nelle grotte scavate dai giapponesi per nascondersi e poter rispondere all’offensiva americana, non ho apprezzato e gli scontri tra i due eserciti: esplosioni e battaglie le avevamo gia’ viste nel precedente Flag of our fathers qui non solo rischiano di essere ripetitive ma distraggono dal dramma umano che pesa su soldati nipponici.

31
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Flags of our fathers

Flagsofourfathers La foto della bandiera americana piantata sul monte Suribachi diventa in pochi giorni l’emblema della battaglia di Iwo Jima, fondamentale per il dominio sul Pacifico.
Dei sei ragazzi che innalzarono il pennone solo tre sopravvivono alla battaglia e tornano in patria osannati come eroi ma la battaglia piu’ dura deve ancora cominciare: una tourne’ per gli States per raccogliere i fondi necessari per continuare la guerra, raccontando una verita’ manipolata..

In questo film non c’e’ il trasporto di Million Dollar Baby, la passione dettata dalla partecipazione totale, ma una freddezza (se cosi’ posso chiamarla) che nasce dal reiterato disgusto per una cosa orribile come la guerra.
Gli orrori della guerra sono inenarrabili, per questo motivo non sapremo ne’ vedremo mai la sorte toccata a “Iggy” Ignatowski, portandoci a casa l’angoscia impalpabile del’ignoto.
Piu’ ancora che contro la guerra, Eastwood punta il dito contro i politicanti, i venditori di fumo che alterano la verita’ a loro piacimento per trasformarla in una macchina da soldi, per produrre altro denaro che mantenga il meccanismo infernale della guerra, cosi’ la storia di Iwo Jima e’ svenduta e modificata: le bandiere piantate sul cocuzzolo furono due, la prima piu’ piccola fu tirata giu’ perche’ un ufficiale la voleva per la gloria del suo reggimento, cosi’ il secondo plotone salito sulla vetta ne pianta un’altra, quella immortalata dal celebre scatto di Joe Rosenthal; quando la foto diventa un simbolo di speranza per la nazione americana, ormai stanca e scoraggiata dalla guerra, si crea la necessita’ di dare un volto a quegli anonimi eroi fotografati in controluce: la fretta, i ricordi confusi, la voglia di condividere la gloria con i propri amici fa si’ che si confondano i protagonisti della prima posa con i secondi, ma ormai la macchina dei media si e’ messa in moto e i ragazzi sopravvissuti non potranno esimersi dal continuare a rivivere quel giorno scalando montagnole di cartapesta o mangiando dolci che riproducono la celebre foto irrorata da una crema di fragole troppo simile al sangue che non riescono a togliersi dalla mente: una pressione insostenibile, soprattutto per Ira Hayes, il nativo americano che a un certo punto abbandona il tour e preferisce tornare sul campo di battaglia.
Eastwood segue la vita dei tre protagonisti anche dopo la fine della guerra raccontando brevemente le loro vite, la difficolta’ che ebbero (per chi ci riusci’) nel convivere con quei ricordi orribili e il senso di colpa di essere sopravvissuti usurpando la fama di eroi, per un giorno almeno, perche’ i media dimenticano in fretta.
Come e’ risaputo, questo e’ solo il primo film che Clint Eastwood dedica alla battaglia di Iwo Jima, il secondo Letters from Iwo Jima raccontera’ l’episodio bellico secondo il punto di vista giapponese, volendo si potrebbe dire che i film sono tre perche’ i bellissimi titoli di coda composti da fotografie originali dei reali protagonisti di questa storia e da immagini della battaglia sono quasi un piccolo ma fondamentale documentario storico, assolutamente da non perdere.




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