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dic
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Testimone d’accusa

Testimonedaccusa Witness for the Prosecution
USA, 1957
Con Tyrone Power, Charles Laughton, Marlene Dietrich, Elsa Lanchester
regia di Billy Wilder

Un grave infarto dovrebbe mettere un freno alla carriera dell’astuto principe del foro Sir Wilfrid Robarts, ma l’avvocato si lascia tentare dal caso (e dai sigari!) di un giovane accusato di omicidio, Leonard Vole che ha la sventura di avere come unica conferma del suo alibi la moglie tedesca, che pero’ non pare intenzionata a confermarlo; sir Wilfrid riuscira’ a vincere la causa salvo poi fare un’amara scoperta..

Wilder porta sullo schermo un racconto di Agatha Christie, divertendosi a mischiare da par suo il thriller legale dalle sfumature noir e alla commedia, con i gustosi siparietti dell’inarrivabile Charles Laughton alle prese con la sua infermiera privata interpretata da Elsa Lanchester, sposa di Frankenstein nel ‘35 e signora Laughton nella vita.
La ventata noir e’ portata da una grandissima Marlene Dietrich che 50 anni dopo riesce ancora a mozzare il fiato agli spettatori con la sua sola apparizione. Come in Scandalo internazionale la diva si presta per il maestro viennese a fare la parte della gelida tedesca senza scrupoli, anche se in Testimone d’accusa il finale svelera’ un risvolto ben diverso, ma sempre poco lusinghiero per il personaggio interpretato da Marlene.
All’altezza dei comprimari anche Tyrone Power, che sfrutta con la sua bella faccia da bravo ragazzo un po’ ingenuo per costruire una terribile tela in cui cade anche il sopraffino avvocato Robarts. Ancora una volta per Wilder nulla e’ come sembra e anche nelle piu’ importanti aule di giustizia la menzogna divora la verita’: se il film non fosse un capolavoro di raffinato equilibrio tra noir e commedia il senso di sconfitta sarebbe devastante.

31
dic
69

Uno, due, tre!

UnoduetrelocOne, Two, Three
USA 1961,
con James Cagney, Horst Buchholz, Pamela Tiffin
regia di Billy Wilder

Berlino 1961, a pochi mesi dalla costruzione del muro, C.R. MacNamara, direttore della sede tedesca della Coca-Cola, e’ convinto di aver raggiunto i vertici della sua carriera dopo aver stretto un accordo con i dirigenti sovietici per poter distribuire la bevanda oltre cortina, quando a scombussolare i suoi piani arriva la figlia del suo capo, l’irruenta Scarlett Hazeltine che nel giro di due mesi si sposa con un ragazzo comunista di Berlino Est. MacNamara riesce in un primo momento a far annullare il matrimonio, ma quando si scoprira’ che la ragazza e’ incinta dovra’ recuperarle il marito e renderlo accettabile agli occhi del suocero.

Uno, due tre! non spicca certo tra la filmografia Wilder, io lo avevo visto tempo fa in televisione e ammetto che, pur trovandolo molto piacevole, non mi aveva entusiasmato, ma la visione sul grande schermo in lingua originale e’ stata fulminante.

Uno_due_treBilly Wilder e’ cattivissimo e non perdona nulla al capitalismo (nelle trattative per la distribuzione della Coca-Cola i dirigenti russi offrono come compenso una turnee’ americana del balletto del Bolshoi, e Macnamara risponde secco “No culture, only cash!”) ne’ al comunismo (una scena girata a Berlino Est indugia su uno striscione “il marxismo rende liberi” parodia del terribile “il lavoro rende liberi” che campeggiava all’ingresso dei campi di concentramento) e i berlinesi a 15 anni dalla caduta del nazismo sono ancora mostrati come un popolo soggetto alla piu’ cieca ubbidienza, sempre vaghi sulle loro collusioni con il potere precedente, esempio perfetto e’ Schlemmer, l’assistente di MacNamara, che non riesce mai ad esimersi dal battere i tacchi e rivelera’ un trascorso nelle SS, anche se come aiuto pasticciere in cucina.
Oltre alle ideologie Wilder, che gira il film proprio nei giorni della costruzione dei muro, e’ attentissimo alla realta’ del tempo prendendo in giro anche il giovanilismo degli anni ‘60: Scarlett e’ la classica diciassettenne tutta urli e svenimenti che impareremo a conoscere con il fenomeno Beatles.
Molto citazionsmo nella pellicola: Cagney che rifa’ la stessa scena di Nemico pubblico, le donne Hazeltine, provenendo da Atlanta, si chiamano come le protagoniste di Via col Vento e non mancano battute sui grandi successi del periodo, Spartacus e La dolce vita
Da sottolineare la vigorosa prova di James Cagney, vero mattatore del film, presente in tutte le scene: e’ incredibile la sua recitazione in lingua originale: parla (o meglio urla) a raffica, non si riesce quasi a stare dietro ai sottotitoli, sprizza energia da tutti i pori (e aveva passato i 60 all’epoca del film) consegnando alla storia un’interpretazione che lascia piacevolmente spossati e senza fiato gli spettatori.

31
dic
69

I 90 anni di Kirk Douglas

KirkdouglasIssur Danielovitch Demsky nasce a New York il 9 dicembre 1916 da una famiglia ebrea di origini russe. Completati gli studi con l’accademia d’arte drammatica fa qualche apparizione secondaria a Broadway prima di arruolarsi in Marina nel 1941. Nel ‘46 debutta sul grande schermo dove si fa notare come il marito odioso di Barbara Stanwyck in Lo strano amore di Marta Ivers.
Nel 1947 e’ Whit Sterling nel fondamentale noir di Jacques Tourner Le catene della colpa che ha per protagonista Robert Mitchum.
A questo film segue un altro noir di qualita’ inferiore Le vie della citta’ (1948) diretto da Byron Haskin che ha il merito di far incontrare Douglas e Burt Lancaster: la coppia sara’ protagonista di ben sette film tra i quali va ricordato Sfida all’O.K. Carral firmato da John Sturges nel 1957; pare pero’ che il mito della loro amicizia fosse solo una trovata pubblicitaria.

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Nel 1951 e’ Chuck Tatum, il cinico giornalista che non esita a prolungare l’agonia di un minatore intrappolato nel capolavoro di Billy Wilder L’asso nella manica; il film fara’ e definitivamente decollare la carriera di Douglas.
Dopo il bel western di Hawks Il grande cielo, sempre nel 1952 gira per Vincente Minnelli Il bruto e la bella, accanto a Lana Turner: la sua interpretazione di Jonathan Shields, il produttore geniale e senza scrupoli gli vale una nomination agli Oscar; la stessa équipe riprendera’ 10 anni dopo la critica sul cinema americano, esasperando i toni negativi: infatti nel 1962 Kirk Douglas interpretera’ sempre per la regia di Minnelli un attore sul viale del tramonto nel meno riuscito Due settimane in un’altra città.
Nel 1955 l’attore e’ in Italia per interpretare Ulisse nell’omonimo film di Mario Camerini, pellicola che apre la grande stagione della dolce vita della “Hollywood sul Tevere” .
Nel 1956 e’ un amaro (ed estremamente somigliante) Van Gogh nella pellicola che Minnelli dedica agli ultimi anni di vita del grande pittore olandese in Brama di vivere.
Nel 1957 l’incontro con Kubrick che lo dirige in Orizzonti di gloria, capolavoro che prelude all’altrettanto perfetto Spartacus realizzato nel 1960: oltre che protagonista Douglas produce il capolavoro kubrickiano con la sua casa di produzione nata nel 1955.

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Il decennio tra il 1950 e il ‘60 e’ estremamente proficuo per Douglas che entra a far parte di film leggendari a cui da un contributo fondamentale con la sua recitazione appassionata e tormentata, dopo questo periodo d’oro la sua carriera continua fino quasi ai giorni nostri con opere quasi sempre di buona qualita’ ma che non raggiungono piu’ le vette geniali di quell’epoca che lo hanno reso uno dei miti del cinema hollywoodiano classico e non non azzardatevi a dire che e’ stato surclassato dal figlio Michael che son pronta alla rissa!

31
dic
69

Non per soldi.. ma per denaro

Nonpersoldimaperdenaro The Fortune Cookie
USA 1966
con Jack Lemmon, Walter Matthau, Judi West
regia di Billy Wilder

Durante le riprese di un partita di baseball, il cameraman Henry Hinkle viene investito dal campione Luther “Boom Boom” Jackson e sviene. Portato in ospedale per gli accertamenti del caso, Henry si lascia convincere dal cognato azzeccagarbugli a fingersi invalido per intentare una causa miliardaria all’assicurazione..

Cinica commedia sull’avidita’ umana che si avvale della prova magistrale della coppia Lemmon Matthau, e giustamente il secondo per questo ruolo si guadagno’ anche un Oscar come miglior attore non protagonista: la sua faccia imperturbabile e’ perfetta per il ruolo di Gingrich “colpo di frusta”, avvocato di seconda categoria che vivacchia intentando false cause per incidenti e vede nella disgrazia del cognato l’occasione per svoltare: Gingrich e’ talmente addentro ai trucchi contro le assicurazioni che non esita di avvalersi dell’ipnosi e droghe per far si’ che il cugino superi il serio consulto medico voluto dall’assicurazione e risulti invalido. Per convincere il cognato a cooperare fa leva sul sentimento che l’uomo prova ancora per l’ex moglie Sandy. Lei lo ha lasciato per scappare con un musicista, spinta dalla sua ambizione di sfondare nel mondo della musica ma dopo l’incidente non esita a ritornare tra le braccia di Henry attirata dal profumo dei soldi con i quali potra’ allestire un suo spettacolo canoro.

ThefortunecookiejpgUn panorama umano desolante a cui fa da contraltare “Boom Boom” Jackson, il campione di baseball, causa dell’incidente che non riesce a superare il senso di colpa per aver costretto Henry su una sedia a rotelle e rischia di rovinarsi la carriera saltando gli allenamenti per prendersi cura del povero Henry: la presenza di un carattere cosi’ ingenuo e fiducioso nella buona fede altrui mette ancor piu’ l’accento sull’avidita’ degli altri personaggi e la sua amicizia con Henry sara’ la causa del fallimento del piano, con il bel finale liberatorio nel campo da baseball, ma niente paura per il nostro imperturbabile Gingrich che riesce a cadere in piedi e ad inventarsi seduta stante un’altra causa!

31
dic
69

Arianna

Arianna Love in the Afternoon
USA, 1957
Con Gary Cooper, Maurice Chevalier, Audrey Hepburn
regia di Billy Wilder

Arianna, figlia di un investigatore privato parigino, nutre il suo spirito romantico con l’archivio del padre, che si occupa soprattutto di tradimenti. Quando la ragazza ascolta il proposito di un marito tradito che vuole uccidere il ricco playboy americano Mr Flanagan, si precipita al Ritz e sventa l’aggressione; inevitabile a questo punto la storia d’amore tra il maturo americano e l’intrepida Arianna che si finge una ragazza di facili costumi per essere all’altezza della fama di Mr Flanagan…

Lusso e mondanita’ internazionale dati dall’ambientazione al Ritz, sono lo sfondo tipico dell’universo lubitschiano e a dieci anni dalla scomparsa del suo maestro, Billy Wilder lo celebra in un film che ha come protagonisti due attori che interpretarono diverse pellicole per il regista berlinese: Maurice Chevalier, quasi un alter ego per Lubitsch nei primi anni ’30 e Gary Cooper che con il maestro della commedia giro’ tre pellicole.
Arianna ha una vena pesantemente malinconica, forse per l’evidente differenza d’eta’ tra i due protagonisti che danno vita a un lieto fine poco credibile, ma che trova una sua ragion d’essere nella frase di chiusura tipicamente lubitschiana pronunciata da Chevalier in cui il matrimonio viene paragonato a una galera. Wilder riesce comunque a far rivivere in pieno il Lubitsch’s touch con una serie di gag gustose, tipo quella del cagnetto che sventerebbe ogni equivoco con il suo abbaiare ma purtroppo non viene mai compreso dalla sua proprietaria che finisce per portarlo dall’analista oppure l’impassibile orchestrina tzigana che segue ovunque Mr. Flanagan e il cui stretto rapporto viene celebrato nella sbronza collettiva via carrello delle bevande.




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