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Arianna

Arianna Love in the Afternoon
USA, 1957
Con Gary Cooper, Maurice Chevalier, Audrey Hepburn
regia di Billy Wilder

Arianna, figlia di un investigatore privato parigino, nutre il suo spirito romantico con l’archivio del padre, che si occupa soprattutto di tradimenti. Quando la ragazza ascolta il proposito di un marito tradito che vuole uccidere il ricco playboy americano Mr Flanagan, si precipita al Ritz e sventa l’aggressione; inevitabile a questo punto la storia d’amore tra il maturo americano e l’intrepida Arianna che si finge una ragazza di facili costumi per essere all’altezza della fama di Mr Flanagan…

Lusso e mondanita’ internazionale dati dall’ambientazione al Ritz, sono lo sfondo tipico dell’universo lubitschiano e a dieci anni dalla scomparsa del suo maestro, Billy Wilder lo celebra in un film che ha come protagonisti due attori che interpretarono diverse pellicole per il regista berlinese: Maurice Chevalier, quasi un alter ego per Lubitsch nei primi anni ’30 e Gary Cooper che con il maestro della commedia giro’ tre pellicole.
Arianna ha una vena pesantemente malinconica, forse per l’evidente differenza d’eta’ tra i due protagonisti che danno vita a un lieto fine poco credibile, ma che trova una sua ragion d’essere nella frase di chiusura tipicamente lubitschiana pronunciata da Chevalier in cui il matrimonio viene paragonato a una galera. Wilder riesce comunque a far rivivere in pieno il Lubitsch’s touch con una serie di gag gustose, tipo quella del cagnetto che sventerebbe ogni equivoco con il suo abbaiare ma purtroppo non viene mai compreso dalla sua proprietaria che finisce per portarlo dall’analista oppure l’impassibile orchestrina tzigana che segue ovunque Mr. Flanagan e il cui stretto rapporto viene celebrato nella sbronza collettiva via carrello delle bevande.

31
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Il diavolo veste Prada

Ildiavolovesteprada Attenzione, pesanti tracce di spoiler nell’ultimo paragrafo!

Andrea, detta Andy, aspirante giornalista d’assalto, viene convocata per uno stage di un anno nella prestigiosa rivista di moda Runaway, dominata con pugno di ferro dalla direttrice Miranda Priestly e contro ogni previsione ottiene il lavoro..

Dall’omonimo best-seller scritto da Lauren Weisberger per vendicarsi delle angherie che la direttrice di Vogue, Anna Wintour, avrebbe inflitto all’autrice, e’ stato tratto questo inutilissimo film che vorrebbe essere una commedia brillante ma che snatura completamente i principi di satira e sberleffo della societa’ tipici del genere e trasforma la pellicola in un noioso elogio del perbenismo imperante.
Andy all’inizio e’ una ragazza che non si interessa di moda e arriva al lavoro con improbabili maglioncini usciti dai fondi di un grande magazzino e si fa beffe delle sue colleghe fashion-victim perennemente a dieta per entrare in una taglia 38, mentre lei sfora allegramente in una 42, poi pero’ si lascia irretire dal dorato mondo della moda e da goffa ragazza si trasforma in una elegante fanciulla ripescando tutto il repertorio reso celebre da Audrey Hepburn (da Sabrina a Cenerentola a Parigi senza dimenticare Vacanze Romane) ed infatti l’attrice scelta per il ruolo, Anne Hathaway, gia’ protagonista di pellicole per teen ager dove si compiva la taumaturgica trasformazione della bruttina in magnifico cigno, richiama vagamente il tipo di Audrey Hepburn: figura smilza, capelli scuri con immancabile frangetta ed occhioni da cerbiatta.
A farle da contraltare c’e la perfida direttrice, interpretata da una Maryl Streep che costruisce una simpatica virago in maniera impeccabile ma senza troppa originalita’: forse sara’ il medesimo colore di capelli della Crudelia Demon di Gleen Close a renderla prevedibile, ma la sua interpretazione non mi e’ parsa poi cosi’ grandiosa, non manca neppure la scena madre senza trucco e occhi rossi di pianto in cui si scopre che (udite udite!) dietro la perfetta donna di successo si nasconde una donna dalla disastrosa vita sentimentale.
Insomma tra una sfilata di moda e un vernissage di tendenza il film procede senza che accada nulla di rilevante finche’ a un certo punto la nostra goffa protagonista si accorge di esser diventata una strafiga, ma perfida come la sua datrice di lavoro: se il film fosse finito con il confronto tra le due donne all’interno della lussuosa Mercedes che le scarrozza per Parigi, si sarebbe potuto ancora salvare dimostrando come il diavolo attiri le sue vittime lusingandole con il miraggio di una vita meravigliosa, ma si sa, al diavolo non riescono mai i coperchi cosi’ la fanciulla capisce che persona terribile che e’ diventata e torna dal fidanzato cha aveva tradito previa opportuna rottura (e meno male che il regista arrivava dal trasgressivo mondo di Sex and the city!) e fa un altro sacco di cose buone per ripagare le persone a cui aveva fatto le scarpe: con questo insopportabile finale stucchevole e perbenista si uccide in maniera definitiva un film che riesce mai a decollare.




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