Archivio per la categoria 'Uncategorized'

02
ago
08

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31
dic
69

Il fuoco

Ilfuoco01 Italia 1916
con Pina Menichelli, Febo Mari,
regia di Giovanni Pastrone (con lo pseudonimo di Piero Fosco)

Lei, la scrittrice di successo, incontra lui, il pittore di belle speranze mentre entrambi cercano di riprodurre, ognuno con la propria arte un magnifico tramonto. La donna seduce l’uomo ma la loro secondo incontro si mostra scostante, salvo lasciargli un criptico messaggio amoroso.
Scoppiata la vampa della passione i due si ritirano in un castello di proprieta’ della donna vivendo d’amore e di arte. Dopo un ‘importante rassegna pittorica dove il ritratto della donna dipinto dal suo amante ottiene molto scalpore e successo, la donna perde interesse verso il compagno (in realta’ riceve un telegramma che l’avvisa del ritorno del duca suo marito) e lo lascia. Il pittore non sa riprendersi dalla sua febbre amorosa e quando, qualche tempo dopo, incontra per caso la donna che finge di non conoscerlo impazzisce e finisce i suoi giorni in manicomio.

Il Fuoco era parte integrante della sezione propedeutica del mio corso di Storia e Critica del cinema e gli spezzoni che vedevamo ci procuravano molta ilarita’ con la distinzione in tre atti della parabola amorosa: favilla, vampa, cenere e ancor piu’ sconcerto causava l’immondo cappellino con le ali di gufo indossato da Pina Menichelli, simbolo della rapacita’ femminina.
Ilfuoco_2 Rivisto oggi nella sua interezza, come evento speciale de Le strade del cinema,
il film sfiora si’ il ridicolo in alcuni momenti, soprattutto per le didascalie altisonanti ispirate al Vate D’Annunzio ma sul piano filmico conferma per l’ennesima volta la capacita’ di messa in scena di Giovanni Pastrone.
E il personaggio di donna rapace che preferisce vivere alla fiamma ardente e rapida della passione invece che consumare un sentimento tra le fiamme gestibili di un amore tranquillo riesce a farsi ricordare.
Notevole l’interpretazione della Menichelli, nonostante il cappellino che trovo ancora assurdo mentre gli altri suoi abiti sono un perfetto compendio di storia del costume degli inizi dl XX secolo; vedendola si capisce il carisma dei grandi divi del cinema muto come Valentino o la Bertini: nonostante la recitazione esasperata che noi non possiamo piu’ apprezzare, riescono a “bucare lo schermo” e colpire lo spettatore anche oggi, in un’epoca cosi’ diversa, lo stesso non si puo’ dire di Febo Mari, grande star dell’epoca che pero’ non riesce piu’ a comunicare con questo tempo, risultando ridicolo nella sua isterica gesticolarita’ e improponibile nel suo grembiulino da pittore he lo rende piu’ adatto a una comica di Buster Keaton che a un dramma amoroso.

31
dic
69

La maledizione della prima luna

Il film racconta di un prodigioso
tesoro che gli aztechi avevano donato a Cortez nel tentativo di placare la sua
furia distruttrice, su di esso grava una tremenda maledizione: chi ne entra in
possesso viene trasformato in una sorta di zombi, le cui vere sembianze sono
rivelate solo dalla luna piena. La ciurma che lo aveva depredato faticosamente
riesce a rimettere insieme il tesoro e a trovare la persona da sacrificare per
tornare alla vita. Ma uno scambio di persona manda all’aria i loro piani, mentre
un baldo giovane che non conosce le sue vere origini si mette sulle tracce della
fanciulla rapita con l’aiuto del pirata Jack Sparrow.

Non solo prodotto, ma ispirato ad un
attrazione di Disneyland, Pirates of the caribbean (che e’anche il titolo
originale), questa opera sarebbe solo un piacevole film per famiglie, in cui le
due ore e mezza di durata scorrono senza intoppi verso il lieto fine, se non
fosse per la geniale interpretazione di Johnny Depp. L’attore che ha scelto di partecipare
a una produzione Disney solo per dar modo ai suoi figli di vederlo finalmente al
cinema, costruisce il suo personaggio fanfarone e stralunato sul modello del
chitarrista dei Rolling Stones Keith Richards, sostenendo che i bucanieri del
XVIII secolo rappresentavano un ideale di liberta’e trasgressione che nel nostro
secolo e’ impersonato dalle sregolate star del rock, concetto molto romantico e
poco storicizzato,ma non del tutto inesatto se si pensa alla mitologia costruita
intorno a certi eroi dei sette mari.
In ogni caso il film si rifa’ alle
grandi produzioni di cappa e spada che nell’epoca d’oro di Hollywood ebbero come
protagonisti Douglas Fairbanks e soprattutto Errol Flynn, dal cui maestro di
spada ormai ottuagenario Depp ha preso lezioni.
La regia di Gore Verbinski, salito
alla ribalta la scorsa stagione con l’horror campione di incassi, The ring,
riesce ad emozionare soprattutto quando la figlia del governatore si rende conto
di essere prigioniera di una nave fantasma e da vita a una scena che sarebbe
degna di una danse macabre.
Nel complesso un film di cassetta
senza troppe velleita’ (come nel caso di Hulk) che mantiene quel che promette e
che, lo ripeto ancora una volta, da modo di assistere ad una grande prova
attoriale: non poco di questi tempi.

31
dic
69

Pasolini, un mistero italiano

Comincia con la lettura di “Io so” il famoso articolo di Pasolini, lo spettacolo che Carlo Lucarelli ha dedicato al caso del regista trucidato brutalmente la notte del 2 novembre 1975. Con il suo solito modo di analizzare lucidamente i fatti, il giallista ripercorre quasi quarant’anni di storia italiana, cominciando da quella tragica notte in cui una pattuglia ferma sul lido di Ostia un ragazzotto che guida contromano una macchina che risulterà essere intestata a Pier Paolo Pasolini.
S ripercorre la storia giudiziaria fino ai giorni nostri, con gli ultimi colpi di scena che sono ben noti: Pelosi che dopo trent’anni cambia versione e confessa di non esser stato solo quella notte a Ostia, ma di esser stato a sua volta una vittima, testimone costretto al silenzio da una banda di picchiatori.
Mentre Lucarelli espone i fatti, sul palco, alle sue spalle, troneggia un’immagine di Pasolini, un dettaglio degli occhi penetranti che quasi riescono a metterti a disagio, durante lo spettacolo sullo schermo passeranno anche spezzoni dell’inchiesta privata che Citti fece sui luoghi della morte e immagini di opere pasoliniane, in particolare Comizi d’amore.
Con la stessa lucidita’ con cui esamina i fatti processuali, Lucarelli passa ad illustrare il periodo storico in cui quell’evento va inserito: i primi anni ‘70 con l’escalation della violenza tra bande di destra e sinistra, a partire dai fatti del 1969 a Villa Giulia con la scomoda posizione presa in merito da Pasolini.
Non da risposte Lucarelli, ma l’intento che si prefigge all’inizio dello spettacolo lo raggiunge: chiunque sia stato il mandante di quell’omicidio aveva interesse che Pasolini fosse trovato in quel modo: in un luogo squallido, appartato con un ragazzino a cui aveva tentato di usare violenza, affinche’ il ricordo equivoco della sua morte mettesse in ombra tutto il suo lavoro, soprattutto quello degli ultimi anni, nel quale trapelava il fervente impegno civile del poeta e quando lo spettacolo si chiude sulle note di Che cosa sono le nuvole e’ un pubblico commosso quello che applaude, lo stesso pubblico che ha ascoltato in religioso e attonito silenzio il racconto di oltre quarant’anni di assurda storia italiana, a partire dal Caso Mattei per arrivare a Gomorra di Roberto Saviano.
Da non perdere.

31
dic
69

Jacovitti a Bergamo

300 tavole , tra cui alcune inedite ritrovate dalla figlia
Silvia e realizzate negli anni ’40 per Il Vittorioso, ripercorreranno la carriera
del grande disegnatore.

Dal 21 settembre al 9 novembre 2003
Jacovitti -
antologia 1939 1997
Bergamo
COMPLESSO DI SANT’AGOSTINO
Piazzale della
Fara
orario: mart, merc e giov 10_13: 16_19.30 / ven-dom 10_19.30; lun
chiuso
biglietti: ingresso libero

31
dic
69

Una domenica particolare

Ieri ho partecipato al mio primo blog raduno, il Bogia-nen blogger rural lunch, ottimamente organizzato dalla Rat Race Family.
Mi sono molto divertita e ho conosciuto persone molto interessanti e piacevoli come comida e il sig. Montag   in persona, poi c’era jtheo che ha come header del suo blog una foto di Torre (com’e’ strana la vita!) e last but not least il mitico eìo.
Ho scoperto modi molto diversi d’intendere il blog e siccome si e’ parlato molto di classifiche. per non nessere proprio la figlia della serva sfrutto questo post per segnalare che guido pure io una classifica di cui non sapevo nulla e colgo quindi l’occasione del post con molti link di cui ieri ho scoperto TUTTI i vantaggi  per ringraziare jack .

31
dic
69

Benvenuta Nina!

31
dic
69

Il remake de La casa dei nostri sogni


La notizia di un remake non e’ mai piacevole: solitamente la nuova
versione non aggiunge nulla di nuovo a quella precedente, anzi!
Quando poi e’ un rapper prestato al cinema, nella fattispecie Ice
Cube, a ricoprire il ruolo che fu di Cary Grant nel remake de La casa dei  nostri sogni
le previsioni si fanno davvero fosche, soprattutto se l’operazione e’
diretta da Steve Carr, gia’ autore di un pessimo remake come Il dottor Dolittle con Eddie Murphy.

La versione del 1948 de La casa dei  nostri sogni, che
vedeva Cary Grant affiancato dalla brava Myrna Loy, pur non essendo un
caposaldo della commedia sofisticata, e’ una pellicola molto godibile
ancora oggi, con la sua satira sulle aspirazioni piccolo borghesi di
una famiglia che sogna la villa fuori citta’ e rischia di rovinarsi pur
di realizzare questa ambizione.

Da vedere o regalare agli amici in procinto di imbarcarsi nella
terribile avventura che e’ la costruzione dell’abitazione ideale.

31
dic
69

ultima data de “Il cinema ritrovato”

La rassegna bolognese si chiude con un omaggio a una delle piu’ grandi dive del cinema muto italiano: Francesca Bertini

ma l’evento conclusivo sara’ la proiezione della copia restaurata de Il circo di Charlie Chaplin

31
dic
69

Million dollar baby

  Ovviamente chi va a vedere questo film non crede che Clint Eastwood si sia limitato a girare un Rocky
in gonnella (ed infatti la campionessa mondiale dei pesi welter, ex
prostituta di Berlino Est se lo sarebbe mangiato in un boccone, il buon
vecchio Ivan Drago!) ma nemmeno si aspetta di essere sistematicamente
lavorato ai fianchi per finire al tappeto alla terza ripresa con un bel
pugno nello stomaco.
Diavolo di un Clint, che riesci a farci sorridere e nel contempo
a far si’ che nessuno lasci la sala senza avere gli occhi lucidi (…
va bene, occhi lucidi e’ un chiaro eufemismo, se devo prestar fede ai
sospiri, i colpi di tosse e le tirate su’ col naso che rompevano il
religioso silenzio della sala, personalmente ho dovuto boccheggiare due
volte per evitare di scoppiare in singhiozzi).

Mia recensione

*questo post e’ dedicato a Tarcisio*




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