Archivio per la categoria 'Televisione'

31
dic
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Deadwood

Alofficialfanclub Zitta zitta e nel cuore del sabato notte (ore 02,20) La 7 ha deciso di riproporre dallo scorso 12 gennaio la prima serie di Deadwood; il mio consiglio spassionato e’ quello di buttarci almeno un occhio perche’ questa e’ una delle serie capolavoro della HBO di cui avevo gia’ parlato precedentemente. Resta sublime la scheda imdb dove si sottolineava che nel pilot il termine fuck e’ ripetuto 31 volte, ora hanno aggiornato il conteggio al numero totale di volte in cui la parola e’ stata ripetuta in tutte le tre stagioni!
La prima serie di Deadwood era andata andata in onda nell’estate 2006 e io ho aspettato fiduciosa l’estate scorsa per vedermi la seconda stagione, ma La 7 gli ha preferito l’ America’s Cup, cosi’ sono ricorsa al mulo per sopperire all’astinenza da Al Swearengen e mi sono vista tutte le dodici puntate in due sole serate, ne parlero’ molto presto, per ora anticipo che dalla seconda serie entra in scena George Hearst, babbo del tycoon William Randolph a cui si ispira Quarto Potere e se volete sapere come il giovane Kane eredita le sue miniere, beh.. dovete proprio guardare Deadwood!
Adesso non mi resta che procurarmi la terza ed ultima serie almeno con i sottotitoli in italiano perche’ se il linguaggio non e’ da educande i discorsi sono pregni di significati e sottintesi politici, in fondo si sta solo costruendo l’America..

31
dic
69

Brigada

Brigada Ho visto  la prima puntata dell’acclamata serie russa definita la risposta sovietica a I Soprano: purtroppo non ho mai seguito le vicende della famiglia Soprano, quindi non so giudicare questo paragone, ma il telefilm russo mi e’ piaciuto molto.
Brigada racconta le avventure di un gruppo di amici della periferia moscovita:  nell’estate del 1989 Sasha torna dopo due anni di guerra in Afganistan, e non vede l’ora  di ritrovare la fidanzata e riprendere gli studi, ma una volta a casa trovera’ una situazione assai diversa dai suoi sogni: i suoi amici sono diventati malavitosi e Lena si prostituisce.
Il ritmo della narrazione e’ piuttosto differente da quello sincopato dei serial americani ma non mancano i colpi di scena e una rappresentazione cruda della violenza: notevoli l’esplosione dell’auto in apertura di episodio e la lotta a mani nude tra Sasha e il pappone di Lena.
Colpisce molto anche la scenografia: i grigi palazzoni sovietici sorti vicino a immense ciminiere a tronco di cono che incombono sul paesaggio punteggiato da ruderi arrugginiti di attivita’ metalmeccaniche: un motivo per guardare la serie puo’ essere anche l’interesse per l’evoluzione della societa’ russa degli ultimi quindici anni.
Qui gli orari delle repliche della prima puntata della serie che va in onda tutte le domeniche alle 22.00 su Canaljimmy.

31
dic
69

Senza traccia

Senza traccia


Forse il programma piu’ significativo sulla situazione americana post
undici settembre che sia stato trasmesso in questo fine settimana
commemorativo, e’ stato il nuovo serial del sabato sera di Rai2 Senza Traccia, creato nel 2002.

Un telefilm mediocre, senza colpi di scena, ma che genera un senso
di sfiducia opprimente, che potrebbe essere il tipico esempio di quella
politica della diffidenza che, secondo il documentario di Michael
Moore, i media americani avrebbero intrapreso dopo la tragedia per
destabilizzare l’opinione pubblica nel paese.

Senza traccia racconta di un particolare settore dell’ FBI,
che si occupa del ritrovamento delle persone scomparse; le statistiche
vogliono che se il ritrovamento di una persona non avviene entro le 48
ore difficilmente ci sara’ modo di recuperarla, in quei due giorni gli
agenti devono setacciare tutta la vita e gli ultimi spostamenti dello
scomparso.

Nei due episodi trasmessi ieri viene raccontata la scomparsa di una
ragazza trentenne, bella e in carriera e quello di un ragazzino
undicenne, smarritosi nella metropolitana newyorkese: in tutte e due i
casi gli agenti si trovano a dover riprendere i familiari per aver
nascosto dei particolari, a comunicare alle famiglie un quadro a loro
del tutto sconosciuto del proprio congiunto e dopo il felice
ritrovamento in entrambe le situazioni la persona che si e’ trovata in
pericolo chiede che ne sarebbe stato di lei se non fosse stata salvata
e regolarmente scopre che era destinata ad una fine orribile.

Il plot su cui vengono costruite le varie storie, un po’ troppo
arzigogolate e poco credibili, e’ sempre lo stesso: un valido membro
della societa’ che in un momento di crisi anziche’ rivolgersi alle
organizzazioni preposte dalla comunita’ per risolvere i problemi,
preferisce far da solo e accetta l’aiuto di uno sconosciuto che si
rivela essere in realta’ il peggiore dei nemici.

31
dic
69

i vincitori degli VMA 2003

Prima di tutto le foto degli slinguazzamenti "a la francaise" tra Madonna, Britney e la Aguilera, cosi’ risolleviamo le sorti del mio blog

poi due considerazioni sui vincitori della serata: Beyonce’ e Justin Timberlake, dominatori al di la’ dei loro (scarsi) meriti artistici. Bisogna purtoppo ricordare che sono ambedue usciti da rispettivamente da girls e boys-band, notoriamente abili frutti di marketing, lasciando ben poche speranze sul futuro della musica.
Triste bilancio per l’edizione del ventennale dei video music awards: soprattutto per chi come me ha visto gli albori e le potenzialita’ del mondo dei videoclip, e’ un colpo al cuore vedere misconosciuti questi gruppi che hanno vinto in categorie minori:
Best Special Effectsin a video Queens of the Stone Age "Go With The Flow" (ma avevano una nomination anche per "No none knows")
Best Art Direction in a video Radiohead "There There"
Best Editing in a video The White Stripes "Seven Nation Army"

Meno male che il talento di Missy Elliot non e’ potuto rimaner taciuto.

31
dic
69

Perche’ ho abbandonato 24

244stagione E’ piuttosto normale cambiare parere su una serie televisiva che si sta seguendo, ad esempio le mie titubanze nei confronti di The L world o di Lost si son perse per strada e ormai sono un’assida seguace di questi telefilm anche se non posso dire di essere una loro fan scatenata. Quello che mi ha portato ad abbandonare la visione di 24 nonostante ne riconosca le inequivocabili qualita’ tecniche e’ che, nonostante si tratti di un semplice telefilm che magari guardo con un occhio solo le sere che non ho voglia di uscire, non riesco ad accettarne l’immonda logica del “patriot act” che questo serial propugna, come avevo detto in precedenza ho iniziato a seguirlo da quest’ultima serie e se all’inizio avevo accettato senza batter ciglio che l’unita’ antiterrorismo potesse torturare il figlio del Ministro della Difesa che era stato rapito, per sapere se l’incauto rampollo si era lasciato sfuggire qualche informazione, avevo trovato un po’ piu’ irritante che il ministro, una volta liberato, autorizzasse il proseguo delle torture sul frutto dei suoi lombi (e poi si lamentava che riusciva ad andarci d’accordo!) ma quello che mi ha veramente fatto decidere di smettere di seguire lo sceneggiato e’ stato quando la povera impiegata, incastrata dalla vera spia, e’ stata messa sotto tortura dai suoi stessi compagni (e con mano piu’ pesante rispetto all’isolamento sensoriale inflitto al figlio del Ministro). Mi si ribattera’ che e’ “solo” un telefilm, visto, come dicevo prima, con un occhio solo nelle serate di noia casalinga ma forse e’ proprio da questi prodotti che bisogna guardarsi, quelli che cercano di insinuarci la bonta’ di un messaggio che razionalmente rifiuteremmo, proprio nel momento in cui la nostra soglia di attenzione e’ piu’ bassa.

31
dic
69

Caldo!

Il tempo e soprattutto il caldo in particolare e’ diventato uno dei temi piu’ assillanti dei media. Venerdi’ scorso anche la puntata di Internet cafe’ era dedicata a questo argomento ed era ospite Antonio Cianciullo, che presentava il suo libro Il grande caldo . Ovviamente il taglio era ben diverso da quello altalenante tra il godereccio ed il catastrofico di certi tg.
Sconvolgente e’ stato scoprire come una minima variazione della temperatura media terrestre che di norma si aggira sui 15°, puo’ causare conseguenze estreme: intorno all’anno 1000 dove c’e’ stato un aumento della temperatura media pari ad un grado la vite cresceva anche in Inghilterra e si poteva bere il vino anglosassone, mentre attorno al 1650, periodo piu’ freddo della storia moderna con la media abbassata di un grado, le carrozze viaggiavano sul Tamigi ghiacciato!
Con la via che abbiamo intrapreso la temperatura media della Terra aumentera’ di circa due gradi, piuttosto prevedibili le conseguenze: si ipotizza che nel giro di 100 anni il livello dei mari potrebbe innalzarsi addirittura di 88 centimetri: apprestiamoci a dire addio a Venezia ed a tante altre citta’ e metropoli rivierasche sparse sul globo.
Prima di incolpare governi poco attenti alle politiche ambientali, umanita’ ormai assuefatta all’uso inveterato dell’automobile, e’ utile sapere che il concetto di caldo e freddo e’ estremamente relativo: in un manuale di costruzione del 1905 si riportava come temperatura ideale per scuole e abitazioni una temperatura attorno ai 15 gradi che scendeva a 12 per carceri e caserme: per noi quelle temperature sono gelide e sopportabili solo sotto un piumone!
Quindi non ci resta che far buon viso a cattivo gioco adattandoci alle nuove temperature estive, avendo la pazienza di sopportare maggiormente il caldo, senza ricorrere all’uso smodato dell’aria condizionata: ascoltare le nostre sensazioni e non le allerte terroristiche dei media ci aiutera’, razionalizzando le risorse, ad uscire dal gioco di un clima condizionato per ottenere il quale si esaspera quello naturale.

31
dic
69

L’intervista a Mel Gibson

Ieri sera, su Italia1, invece diMai dire grande
fratello
, hanno trasmesso l’intervista che Mel Gibson ha rilasciato tempo fa
a una giornalista televisiva americana a proprosito de La passione di
Cristo
: diciamo che, pur con caratterisitche diverse, sempre di spettacolo
comico si trattava.
Innanzitutto Mel Gibson e’ uno psicopatico tale e quale
al Martin Riggs di Arma Letale: alle domande sulle uscite antisemite del
padre (l’olocausto non fece 6 milioni di vittime perche’ i nazisti non avevano
benzina sufficente per alimentare cosi’ tanti forni crematori) il nostro invita
la giornalista a lasciar cadere l’argomento con un "non provarci, Dyane, non ti
conviene", che neppure Don Vito Corleone avrebbe mai osato dire davanti ai
media.
Per quanto riguarda le sue posizioni sull’antisemitismo, il nostro non
ce l’ha con gli ebrei per il semplice motivo che la sua religione (cattolica)
glielo vieta: sono uscite anche delle encicliche papali che invitano a non
prendersela con il popolo ebraico. Devo dire che questa e’ la prima volta che la
sento, peccato che, pochi minuti dopo e’ risultato che della posizione
altalenante del Papa su La passione di Cristo Mel Gibson se ne impipi
altamente: e io che ero rimasta ai tempi del catechismo in cui insegnavano che
uno dei dogmi della religione cattolica era credere ciecamente nelle parole del
Papa che era l’incarnazione terrena di Cristo!
Per quanto riguarda i canoni
strettamente cinematografici, Mel liquida tutti i precedenti Gesu’ portati sullo
schermo come stereotipi dai" capelli lunghi biondi, effeminati, senza
personalita’"; che dire.. a parte che anche il suo Cristo e’ capellone, in
quelle poche inquadrature che non e’ pestato a sangue io avevo trovato una certa
somiglianza con il Gesu’ di Nazareth di Zeffirelli, per cui Giboson e’
stato Amleto.
So che dovrei ignorare questo film e non farmi coinvolgere
nella bagarre di provocazioni che suscita, ma non riesco a tacere davanti a un
opera di livello artistico mediocre, latrice di un pericoloso messaggio: che una
violenza cosi’ estrema sia giustificabile per amore: piu’ dei pianti e delle
conversioni in sala mi preoccupa un probabile spirito d’emulazione che
porterebbe anche l’America a dotarsi dell’unica arma che ancora non possiede: il
kamikaze spinto da furore religioso. Spirito d’emulazione che ha portato
Mediaset a rimontare il trailer di Ben Hur, un classico da festivita’
religiose di Rete4, eliminando la famosissima scena delle bighe e montando solo
le (poche) scene inerenti alla crocifissione, speriamo che sia solo una
moda.

31
dic
69

Prison break

PrisonbreakE’ iniziata ieri in seconda serata su Italia1 una nuova serie televisiva prodotta dalla Fox, che era molto attesa per il successo riscosso negli States e perche’ costruita sul modello imperante di Lost.
Prison Break racconta di due fratelli molto legati tra loro, Michael Scofield e Lincoln Burrows: Lincoln e’ sempre stato ai margini della legge fino a quando non finisce in un carcere di massima sicurezza in attesa della pena di morte per aver ucciso il fratello del vicepresidente. Michael, ingegnere edile non esita a tatuarsi la planimetria del carcere su tutto il corpo e a simulare una rapina pur di raggiungere il fratello in prigione e cercare di farlo evadere.
Il primo episodio mi e’ parso abbastanza interessante a parte qualche forzatura di troppo nel plot: se e’ credibile che i due fratelli si ritrovino nello stesso carcere, lo e’ molto meno il rapporto di Michael con il direttore della prigione: prima rifiuta di aiutarlo nella costruzione del modellino dei Taj Mahal poi offrendo il suo aiuto riesce a salvarsi da 90 giorni di cella d’isolamento; diciamo che la prigione di Fox River e’ piuttosto diversa da quella del precedente telefilm carcerario, OZ.
Di maggior interesse le dinamiche personali: il figlio adolescente di Lincoln che viene beccato con un chilo d’erba da spacciare, l’avvocatessa ex fidanzata di Lincoln minacciata dai servizi segreti che molto probabilmente hanno incastrato Lincoln Burrows, il rapporto tra i due fratelli che lascia intuire un’infanzia difficile: tutto questo verra’ raccontato attraverso i numerosi flashback che seguono lo stile di Lost.
Insomma io ho impostato i dati per registrare (pure) questo serial, anche se la seconda serata di Italia1 e’ sempre foriera di orari ballerini..

31
dic
69

La squadra

Stasera alle 21.00 su Rai3 ricomincia La Squadra.

Per fortuna dico, dopo aver dato un’occhiata alle fiction
poliziesche che hanno tenuto banco dall’inizio dell’anno. Tacendo
dell’amorfo Il capitano che puntava sui continui travestimenti di Alessandro Preziosi che avrebbero dovuto dimostrare le sue qualita’ attoriali, anche R.I.S. , delitti imperfetti
ha sofferto delle solite limitazioni delle fiction Mediaset: colori
saturi di splendide giornate di inizio estate, (in una fiction Mediaset
e’ sempre bel tempo e i protagonisti sono sempre bellissimi!) interni
palesemente finti, ma il limite peggiore sta nel plot: ogni puntata e’
perennemente divisa in due episodi: storielline brevi appena abbozzate
che fanno da sfondo ai sicuri amorazzi tra colleghi, in R.I.S.
hanno tentato di allungare l’episodio trasmettendone uno e mezzo per
puntata pero’ incrociando due casi, quindi alla fine la vicenda e’
ancora piu’ stringata.

La Squadra, fiction di lunga serialita’ che dura tra alti e
bassi da almeno quattro o cinque anni ha raggiungo un certo livello di
qualita’ che la fa distinguere in questo piatto mondo della fiction
italiana per lo spessore delle storie, che a volte si sviluppano in
diverse puntate e talvolta non si concludono con il lieto fine di
prammatica e lasciano l’amaro in bocca. La qualita’ della recitazione
e’ di una spanna superiore a qualsiasi prodotto televisivo in
circolazione, soprattutto con gli ultimi personaggi entrati, come non
citare l’ambizioso commissario Pettenella interpretato da un bravissimo
Massimo Wertmuller, in grado di stemperare l’ambiguita’ del suo
personaggio con una forte dose di ironia, poi c’e’ la Veneziani, la
dottoressa della scientifica, gattara e rompiscatole (perche’ tutto
cio’ mi suona cosi’ famigliare? vabbe’..) e l’ultima entrata e’ quella
di uno strepitoso Tony Sperandeo, che il cinema ha sempre relegato alle
caratterizzazioni mafiose e che qui interpreta un geniale poliziotto
siciliano innamorato della cucina e soprattutto dell’Orlando Furioso
che non perde occasione di declamare.

Se dovessi fare un paragone con la grande stagione degli sceneggiati TV, il referente sarebbe sicuramente Qui squadra Mobile, del 1973 con l’indimenticato Luigi Vannucchi per la regia di Anton Giulio Majano.

31
dic
69

Lamborghini nascita di una leggenda

Il monologo di Marco Paolini nella puntata di ieri di Report
e’ stato al solito affascinante: ci ha raccontato il mondo dei motori e della
velocita’, il lato oscuro di un mito italiano Enzo Ferrari.. C’e’ solo un uomo
che il granitico Drake non ha piegato al suo volere: Ferruccio Lamborghini.

Romagnoli entrambi, uno era il re dei trattori e l’altro delle macchine
sportive, il mito vuole che durante una discussione Ferrari rintuzzasse l’amico
dicendogli di pensare ai trattori che le macchine erano ben altra cosa.
Fu
cosi’ che nel 1963 un contadino che costruiva solo macchine agricole inizio’ a
realizzare le auto piu’ belle del mondo.




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