Archivio per la categoria 'tele-visioni'

31
dic
69

Il peccato di Lady Considine

Peccatoladyconsidine Under Capricorn, 1949
con Ingrid Bergamn e Joseph Cotten
regia di Alfred Hitchcock

Sbarcato in Australia al seguito del governatore ed in cerca di fortuna, il giovane gentiluomo Charles Adare conosce l’ex galeotto arricchito Sam Flusky e scopre che la di lui moglie e’ una sua lontana cugina Henrietta, che tempo prima era rimasta coinvolta in uno scandalo: era fuggita con lo stalliere di cui era innamorata e il fratello che era andato a riprenderla era stato ucciso. Per questo motivo Flusky era stato condannato ai lavori forzati in Australia e Henrietta lo aveva seguito, ma ora trascina la sua vita in preda a crisi nervose e all’alcol, il giovane decide di aiutarla scatenando la gelosia del marito..

Il film meno riuscito del periodo d’oro hitchcockiano (e il piu’ difficile da reperire!) e’ un melo’ molto ben costruito dal punto di vista stilistico (rimarchevoli i piani seguenza) ma piuttosto freddo emotivamente, non riuscendo mai a comunicare la cappa di angoscia che avvolge la tenuta dei Flusky, colpa del personaggio appena abbozzato della governate che trama contro Henrietta perche’ invaghita di Sam: se questa figura fosse stata meglio delineata probabilmente la vicenda avrebbe avuto piu’ mordente.
Ultimo dei tre film che Hitchcock giro’ con la Bergman che in quel periodo iniziava la sua famigerata storia d’amore con Rossellini con conseguente trasferimento in Italia, il film brilla per la grande interpretazione dell’attrice che costruisce molto bene un’Henrietta macerata dai sensi di colpa per essere la vera assassina del fratello mentre il marito ha scontato la pena al suo posto e la macchina da presa di Hitch e’ evidentemente innamorata dell’artista con cui sta lavorando per l’ultima volta.

31
dic
69

Cane Bianco

Cane Bianco, White Dog del 1982 e’ uno degli ultimi lavori di Samuel Fuller.
E’ la storia di un magnifico cane bianco (nel senso che e’ un cane lupo candido come la neve) addestrato per essere un cane bianco, cioe’ un cane addestrato all’assalto delle persone di colore.
Trovato casualmente da una giovane attrice, verra’ affidato ad un addestatore di colore che tentera’ di guarire la bestia dal razzismo istillatole dall’uomo.
Quando la giovane riceve la telefonata che il cane e’ probabilmente del tutto guarito e sta per uscire, alla sua porta si presenta il precedente proprietario, che a lungo aveva cercato; il razzista che aveva trasformato il cane in una terribile belva assassina e’ un quieto vecchetto che arriva accompagnato dalle dolci nipotine, a sottolineare che la crudelta’ umana si nasconde anche sotto le piu’ innoque apparenze.
Il cane morira’, perche’ riconciliato con la razza nera e non intimidito dalla ragazza bianca, non potra’ fare a meno di saltare alla gola del vecchio proprietario del centro di addestramento, che nella sua mente ormai associa a quella del vecchio crudele che aveva iniziato il suo folle addestramento: certo, sarebbe stato possibile recuperare il cane anche alla categoria "anziani", ma la drammaturgia ha le sue leggi.
E il film si chiude su un’ultima immagine del cane morto in un arena di sabbia, immagine quasi profetica del destino orrido che oggi tocca a tanti cani vittima della follia umana che ne fanno combattenti mortali.
Ma come ci insegna la LAV, con la sua campagna di recupero e di adozione adistanza di ex combattenti, tutti i cani possono essere recuperati, per certi appartementi alla mia specie, ho dei dubbi.

31
dic
69

La nave delle donne maledette

Italia, 1953
con Kerima, Ettore Manni
regia di Raffaello Matarazzo

Isabella, nobildonna spagnola, viene scoperta colpevole d’infanticidio la sera in cui si svolgono i festeggiamenti del suo fidanzamento, evento che avrebbe risollevato le condizioni economiche della famiglia. L’intrigante governante convince la cugina povera, Consuelo ad addossarsi la colpa per impedire che i suoi parenti benefattori finiscano sul lastrico: la ragazza accetta e viene condannata ai lavori forzati nelle colonie d’oltremare. Sulla stessa nave che conduce Consuelo al suo destino, sale la cugina con il marito che governera’ i possedimenti in terre straniere e il giovane avvocato che ha difeso la povera fanciulla ed e’ convinto della sua innocenza, non che perdutamente innamorato di lei..

Questa volta Matarazzo sposta l’azione in un tempo remoto perche’ il tema che va ad affrontare e’ troppo scabroso: una madre che si libera del neonato (nato gia’ morto) gettandolo in un pozzo.
La lontananza geografica e storica permette di creare anche un melo’ fortemente erotico, almeno per quegli anni perche’ le scene che al tempo suscitarono tanto scalpore e gli strali della censura oggi fanno un po’ ridere: ad un certo punto le forzate si ribellano e assaltano i marinai, ben presto la lotta a suon di schiaffoni si trasforma in baci appassionati, ma parte della ciurma non e’ stata ancora conquistata e allora le donne usano armi tipicamente femminili per convincerli ed e’ esilarante vedere il primo piano stralunato di un marinaio trasformasi nella soggettiva del suo sguardo, fisso su una parata di seni sovradimensionati (per giunta seminudi!) che avrebbero fatto la gioia di Russ Meyer!
L’azione ambientata in epoca settecentesca invoglia Matarazzo ad essere piu’ sadiano del solito e la virtuosa eroina subisce numerose angherie che culminano con la fustigazione imposta dalla cugina cattiva, che nel frattempo e’ diventata l’amante del capitano della nave.
Melodramma dalla forte carica eversiva che non salva nessuno dei rappresentanti delle classi ricche e parteggia apertamente per i derelitti, i poveri e gli ubriaconi; il film non si esime dalla solita catarsi finale tipica di Matarazzo che culmina nel rogo della nave da cui si salvano solo i puri, cioe’ Consuelo e l’avvocato che l’ ama.
Uno dei primo film italiani ad essere girato a colori, circola in televisione solo in una versione in bianco e nero.

31
dic
69

Un Re a NewYork

La7 ha appena finito di trasmettere Un re a New York
(1957), penultima regia di Charlie Chaplin e sua ultima apparizione sullo
schermo come protagonista.
Il film viene considerato un’opera minore del
grande regista, ma pur non raggiungendo i vertici di perfezione del precedente
Luci della ribalta o altri capolavori chapliniani, ha comunque molto da
dire.

vLa vicenda e’ quella di re Shadow, sovrano di una fantomatica nazione europea,
deposto dalla rivoluzione e costretto a rifugiarsi in America. I suoi beni sono
stati tutti trafugati dall’ex primo ministro e il povero re e’ costretto a
guadagnarsi da vivere con la pubblicita’. Durante la visita di rappresentanza in
una scuola conosce un ragazzino saputello che lo mette in difficolta’ con il suo
fervore politico, lo rincontrera’ tempo dopo fuori dall’hotel in cui vive, dopo
che il bambino e’ fuggito da scuola perche’ i suoi genitori sono stati inquisiti
dalla commissione contro le attivita’ comuniste, Shadow se ne prende cura
finendo a sua volta per essere indagato. Il finale e’ amaro con il re che torna
in Europa, mentre il fanciullo e’ stato costretto alla delazione per salvare dal
carcere i genitori.

Che il film sia un pamphlet contro la follia
maccartista che percorse l’America negli anni ‘50 e’ risaputo: Chaplin stesso fu
costretto a riparare in Europa nel 1952 per non dover comparire davanti alla
commissione d’inchiesta: le accuse a sue carico vertevano principalmente sul
fatto che Chaplin non avesse mai fatto richiesta di cittadinanza
americana.
Nel 1957, quando ancora la “caccia alle streghe” del senatore
McCarthy lasciava ancora degli strascichi, Chaplin gira questo film in
Inghilterra, con lo stesso coraggio con cui nel 1940 aveva fatto la parodia di
Hitler ne Il grande Dittatore: l’assurdita’ del maccartismo e’ resa gia’
dal titolo: sono nell’America di quegli anni un re poteva esser tacciato di
comunismo. Il film venne presentato negli Usa solo nel 1973, (come anche Luci
della ribalta
) dopo che nell’anno precedente al grande maestro venne
assegnato un Oscar alla carriera.

Quello che mi ha colpito durante
questa visione sono alcune posizioni satiriche dei costumi americani, che sono
di attualita’ ancora oggi. Il sovrano entra nel mondo della pubblicita’ perche’
ripreso e mandato in onda a sua insaputa durante una cena a cui e’ invitato, ed
e’ sorprendente l’assonanza con i tanti reality show che hanno imperversato
ultimamente, dove basta la familiarita’ creata dallo schermo per fare di un
perfetto sconosciuto (o un vip in declino come nel caso del re deposto) una
star. Per non parlare della ragazza che interrompe la conversazione nei momenti
stabiliti per declamare uno spot lasciando basito il povero Chaplin: un primo
esempio di pubblicita’ occulta?

31
dic
69

Carne da macello

McdonaldDocumentario,
Italia 2002 di Maria Martinelli

Ieri notte, mentre il mio stomaco se la vedeva proprio con un baconburger, ingerito in una delle mie rare concessioni all’ american way of life in un tex-mex della zona, ho visto alla 25° ora un documentario molto interessante, Carne da Macello , opera italiana del 2002 che anticipa una denuncia che ha preso piede in seguito, quella alla filiera della carne in America. Il titolo fa pensare ai bovini che stanno alla base del settore, ma nel tritacarne che prendo in prestito dal video di Another brick in the wall dei Pink Floyd, insieme alle bestie finiscono gli operai sfruttati dai grandi mattatoi texani che non forniscono alcuna assicurazione ai loro dipendenti nel caso dei numerosissimi incidenti, e i consumatori: negli Usa ci sono molti casi di morte o malattia dovuti al consumo di hamburger contaminati.
Ovviamente non puo’ mancare il tentativo di analisi del fenomeno McDonald, che si scontra contro il muro di omerta’ dell’azienda che gia’ 5 anni fa era la piu’ grande azienda di ristorazione in Giappone, la piu’ grande acquirente di prodotti alimentari francesi, e la ditta privata che occupa il maggior numero di persone in Brasile. Nella sede centrale non e’ stato possibile fare riprese, e neppure i giovani lavoratori intervistati al McDrive potevano rispondere alle domande del giornalista italiano.
La McDonald e’ stata la prima azienda a preferire come dipendenti i teen-agers perche’ stando ancora in famiglia si accontentano di un salario molto basso e c’e’ molta possibilita’ di ricambio. Altre industrie hanno poi seguito questa via, ma a dimostrazione che le cose negli ultimi 5 anni non sono cambiate riporto una notizia che ho sentito recentemente a Decanter : tra le nuove parole americane un prestigioso dizionario ha aggiunto mcjob che sta a significare un lavoro poco pagato, con scarse prospettive di carriera e del tutto insoddisfacente, il colosso degli hamburger ha cercato di pretendere la modificazione del significato nel suo opposto: lavoro stimolante che offre una brillante carriera ma l’istituzione universitaria che cura il vocabolario ha respinto la richiesta perche’ fortunatamente il senso delle parole non si puo’ decidere a tavolino.

31
dic
69

assolutamente da non perdere!

Atalante_sm_1 L’ATALANTE

dell’amore che fugge sull’acqua…

Semplice la storia d’amore di Jean e Juliette, che vivono i loro desideri, le disillusioni, fughe e abbandoni su una chiatta che solca i fiumi di Francia.
Sull’acqua, che porta via con se’ i sogni di una ragazzotta di paese che vuole vedere la grande citta’: l’ acqua che porta via con se’ tutto cio’ che di futile c’e’ nella vita, ma se ti butti nell’ acqua ad occhi aperti potrai vedere il vero amore..
Potrebbe essere questo il testamento spirituale di un grande artista minato dalla tisi che a fatica terminera’ il suo capolavoro; ma la vitalita’ anarchica di Vigo esplode nel vecchio Papa Jules, con la sua cabina piena di ricordi, il suo corpo tatuato e i suoi gatti che saltano fuori dappertutto: diventa quasi il perno centrale, il deus ex machina che risolve la vicenda interpretato da un grandissimo
Michel Simon.

lungo la notte di Fuoriorario

31
dic
69

Alba fatale


Usa 1943
con Herny Fonda Dana andrews Antony Quinn
regia di William A. Wellman

Nevada 1885. Un paese e’ scosso da grandi razzie di bestiame e quando si sparge la notizia che un allevatore e’ stato assassinato, un drappello di uomini decide di farsi giustizia da solo: finira’ per impiccare tre uomini innocenti.

Uno dei primi film che demolisce il mito della frontiera facendo dell’ambientazione western una scusa per un intensa galleria psicologica di personaggi girata quasi tutta per intensi primi piani in campo e controcampo.
Da Gil Carter (Gino, nel doppiaggio dell’epoca), il personaggio interpretato da Henry Fonda che torna con un amico al paese natio e con poche battute ci introduce l’atmosfera del luogo, al maggiore Tetley che gira con una divisa sudista ma forse non ha neppure partecipato alla guerra e ha un rapporto conflittuale con il figlio che ritiene troppo poco virile, ai due personaggi positivi che si uniscono alla spedizione nel tentativo di fermare la mattanza fino ai tre poveri disgraziati che per una serie di circostanze non hanno prove per dimostrare la loro innocenza: grandissima prova del sempre sottovalutato Dana Andrews e con un notevole Antony Quinn nelle vesti del messicano.
La tensione emotiva e’ sempre alta ma il finale e’ da brividi, con il figlio del capitano costretto a frustare il cavallo di uno dei condannati che non trova la forza di compiere il suo gesto cosi’ l’impiccato dev’essere finito a colpi di fucile (tutto rigorosamente fuori dall’inquadratura). Dopo essersi data la loro sommaria giustizia, il drappello incontra lo sceriffo che non ho solo ha arrestato i veri colpevoli ma li informa che l’allevatore creduto morto in realta’ e’ solo leggermente ferito.
La mediocrita’ o meglio la banalissima normalita’ dei personaggi risalta tutta nell’infilata di facce desolate al bancone del saloon, mentre si raccolgono una colletta per la vedova di Martins, non si salva quasi nessuno: anche Fonda non e’ l’onesto ostinato di La parola ai giurati, il suo personaggio decide di unirsi ai giustizieri per evitare che la loro attenzione si rivolga verso lui e il suo amico, a loro volta stranieri in quelle terre.
Quando si dice andamento circolare di un film: la scena di apertura vede l’arrivo in paese di Fonda e il suo amico mentre un cane attraversa la strada da destra verso sinistra; nella scena di chiusura i due cowboys lasciano il villaggio per la stessa strada che il cane riattraversa in senso contrario.

Una volta questi film li chiamavano Bmovie, oggi viaggiano con quattro stelle sul Mereghetti ma passano su Rete4 alle quattro di mattina.

31
dic
69

Il mistero dell’acqua

Una fotografa deve documentare un efferato delitto
avvenuto nel 1873 su un’isola lungo le coste del New Hampshire, e approfitta del
lavoro per fare una vacanza in barca col marito con cui e’ in crisi, il cognato
e la nuova fidanzata di lui. Le sconvolgenti scoperte relative ai fatti del
passato andranno di pari passo con l’inevitabile crisi tra le due coppie che
esplode durante una tempesta in mare.

Non e’ perfettamente riuscito
questo thriller della Bigelow, soprattutto nella prima parte dove si avverte
solo la tensione erotica tra il marito poeta (Sean Penn) e la fidanzata (Liz
Hurley) del di lui fratello, la seconda parte ha una migliore suspence anche se
il disvelamento insistito di certi meccanismi nella storia del 1873 che
risultavano gia’ lampanti va a discapito della storia attuale dove i rapporti
tra i personaggi rimangono piu’ ambigui: la fotografa e il cognato fanno l’amore
nella notte trascorsa sull’isola?Adaline e’ stata (se lo e’ stata) un’amante
occasionale o ha una relazione fissa con Thomas e suprattutto lui si tuffa nel
mare in tempesta per salvarla perche’ ne e’ innamorato o per il senso di colpa
verso la ragazza che amava a 17 anni e che uccise in un incidente d’
auto?
Rimane comunque interessante l’intenzione di non far rivivere la stessa
storia sia nel passato che nel presente, ma di mostrare come la conflittualita’
porti alle medesime reazioni di rabbia al di la’ dell’evoluzione dei
costumi.

31
dic
69

Beyond the rocks

Beyondtherocks Usa 1922,
con Gloria Swanson e Rudolph Valentino
regia di Sam Wood

Un film sicuramente piu’ affascinante per le vicissitudini che per il valore artistico: per lunghissimo tempo si e’ creduto che di quest’opera fossero sopravvissuti pochi fotogrammi, quando un collezionista nel 2002 ne ha donato una copia integrale al Nederlands Filmmuseum, che lo ha restaurato e distribuito nel 2005.
Si trattava certamente di un blockbuster per l’epoca, visto che per la prima volta recitano insieme due divi del muto, Valentino e Gloria Swanson, fatto inconsueto per l’epoca, come nota Martin Scorsese nella breve introduzione al film.
La storia e’ una smielata vicenda d’amore: Theodora Fitzgerald e’ l’ultimogenita di un capitano della Marina Britannica e le sue attempate sorellastre puntano sulla sua belta’ per risollevare le sorti della famiglia tramite un matrimonio d’interesse. Mentre le due organizzano un matrimonio con un vecchio e malato milionario, Josiah Brown, la bella Theodora, caduta in mare viene salvata dal bel conte di Bracondale, tra i due e’ subito amore ma la fanciulla si sacrifica al matrimonio d’interesse per amore verso il padre. In viaggio di nozze sulle Alpi Theodora cade in un precipizio e a salvarla e’ nuovamente l’aitante Hector, che ormai innamorato si mette sulle sue tracce e la ritrova a Parigi: durante una gita a Versailles le rivela il suo amore che Theodora confessa di ricambiare pur non potendo venir meno all’impegno con il marito. A un certo punto si mette di mezzo la promessa sposa di Hector che scoperta la passione che lega il suo fidanzato alla donna sposata, scambia gli indirizzi delle due lettere che Teodora aveva scritto al marito e ad Hector. Il vecchio Josiah scopre cosi’ la verita’ e parte con una spedizione in Egitto da lui sovvenzionata, qui viene ferito da un attacco dei predoni e muore non prima di aver dato la sua benedizione all’amore che lega i due giovani.
Che il film fosse un’opera di richiamo, lo dimostra non solo la presenza di ben due divi, ma anche i continui cambi di scenografia, alcuni sono fondali (le Alpi, la reggia di Versailles) altri girati in esterni: le coste inglesi, il deserto. Ad aumentare il cote’ romantico c’e’ la profusione di costumi: oltre allo sfoggio di pellicce e abiti del bel mondo, non mancano momenti fantastici come quello a Versailles dove Valentino e la Swanson si ritrovano in abiti settecenteschi, mentre la spedizione nel deserto ritrova i documenti che narrano il supplizio di una fedifraga e il vecchio Josiah immagina la giovane moglie nelle succinte vesti della condannata.
Per quanto riguarda gli attori, ho trovato molto convincente la prova di Valentino, la Swanson e’ troppo “panterona” per il ruolo della donna onesta: nonostante sia molto piu’ paffuta gli occhi sono maliardi e le mani artigliate come nella sua piu’ celebre interpretazione, la Norma Desmond di Sunset Boulevard

31
dic
69

La regina d’Africa

Lareginadafrica Mentre scrivo, Raiuno sta trasmettendo la Regina d’Africa, uno dei miei cult da sempre. Certo, preferirei rivederlo anziche’ parlarne, ma non sopporto il massacro pubblicitario a cui e’ sottoposto, per cui al secondo blocco pubblicitario mi sono rifugiata qui.

La regina d’africa
The african queen 1951
regia di John Huston
con Katharine Hepburn e Humphrey Bogart.

Il film che valse l’unico Oscar a Bogart, qui in vesti totalmente diverse da quelle di impertubabile ganster o investigatore che l’immaginario collettivo ci ha tramandato, narra la vicenda di un’ attempata zitella inglese, soccorsa alla morte del fratello missionario durante la prima guerra mondiale, da un cinico marinaio ubriacone che solca l’Ulanga col suo vecchio battello "the african queen". L’indomita miss convincera’ il marinaio debosciato a lanciare la sua preziosa nave contro una cannoniera tedesca, la Luisa, che domina il lago Vittoria dopo una spericolata discesa del fiume e non dopo che l’amore avra’ addolcito lei e ripulito lui.
L’improbabile vicenda alterna momenti di ilarita’ alla tenerezza coi cui i due, che piu’ niente si aspettano dalla vita scoprono con imbarazzo e pudore l’amore.
Al solito Huston cercava di trasformare le sue produzioni in viaggi avventurosi dove ritagliarsi larghi spazi per i suoi hobby: caccia ed alcol.
Esiste anche un divertentissimo libro in cui la Hepburn racconta i retroscena di questa avventura nell’Africa Nera: piu’ che le intemperanze dei colleghi (pare che Huston e Bogey restassero immuni a tutti i problemi di salute che afflissero il resto della troupe grazie alle colossali sbronze) il suo sguardo stupito cade sulla bellezza della Bacall che aveva deciso di accompagnare il marito, bellezza che restava perfetta e d algida,inalterabile dalle pessime condizioni del luogo: ed e’ singolare leggere il naturale moto d’invidia di una delle attrici piu’ significative di Hollywood, figlia di una suffraggetta.




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