Archivio per la categoria 'd-aniki'

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Del cinema asiatico

Rispondendo alle nostre richieste d’aiuto , il prode D-aniki cerca di supplire alle nostra ignoranza, mentre la sottoscritta si prepara per  assistera alla prima giornata di Ring!, l’unico festival che non abbia voluto stampare il programma, limitandosi ad affiggerlo nel luogo dove si svolgera’.. 

Guida all’acquisto dei film asiatici

.WWW.PLAY.COM Qui si trovano i
film orientali usciti sul mercato occidentale, a costi abbastanza
contenuti, con un’ampia varietà di dvd a prezzo speciale (12,99 euro).
Le spese di spedizione gratuite! Ideale per tutti i film giapponesi,
altrimenti impossibili da trovare a prezzi così contenuti e con
edizioni così curate.

WWW.LAYOYO.COM Qui si trovano
titoli da tutto l’oriente con un occhio particolare per i titoli di HK
a costi bassissimi per tutti i titoli di Hong Kong e per i dvd di altre
nazioni usciti sul mercato di Hong Kong. Tra i 3 euro e i 10… Le spese
di spedizione variano a seconda della quantità di materiale comprato.
(tra i 5 e i 10 dvd le spese di spedizione sono di 13 euro). Ideale per
chi vuole comprare più titoli senza spendere un patrimonio.

WWW.YESASIA.COM Materiale proveniente da quasi tutto da tutto  l’oriente a costi abbastanza contenuti (tranne che per i dvd giapponesi).

Ideale per chi vuole comprare pochi dvd, soprattutto se coreani o di Hong Kong

Spero con questo piccolo elenco di poter guidare quanti vorranno
entrare nel magico mondo del cinema orientale, di farlo senza sborsare
troppi soldi.

Di siti che vendono titoli orientali ce ne sono molti altri (www.dddhouse.com, www.charmes.de , www.mrkwang.com)
quelli citati nella tabella sono quelli attraverso i quali fare i
migliori affari. E’ comunque consigliabile dare sempre un’occhiata in
giro per capire se ci sia la possibilità di strappare un prezzo
migliore (un po’ come disse a suo tempo il “nostro” presidente dello
sconsiglio).

Credo che sia utile per chi si accosta per la prima volta al mondo
dei dvd orientali sapere com’è la qualità di ciò che si compra, per cui
eccovi un’altra tabella divisa per nazioni

HONG KONG: i prezzi sono quasi sempre contenuti anche per il
fatto che le loro edizioni sono molto “minimaliste”. Il film in dvd con
i sottotitoli in cinese e in inglese (in precedenza erano impresse
direttamente nel film, ora, per fortuna, li hanno messi selezionabili).
Packaging semplicissimo e totale assenza di extra. Audio e video
variano a seconda delle edizioni, anche in questo caso solo ultimamente
si da un occhio di riguardo…

COREA: dvd che sono ben curati, sia nel packaging che negli
extra e nella qualità audio/video. Costano sì più di quelli di Hong
Kong, ma la qualità si paga…

GIAPPONE: anche i dvd giapponesi sono molto curati, ma
niente che possa giustificare i loro prezzi stratosferici, meglio
cercare edizioni dei film del sol levante di hong kong o occidentali

Infine un elenco, del tutto personale di titoli da cui si
potrebbe/dovrebbe iniziare per scoprire il mondo del cinema orientale
recente…

HONG KONG

Rouge di Stanley Kwan

Once upon a time in China 1 & 2 di Tsui Hark

PTU di Johnnie To

Juliet in love di Wilson Yip

Too many ways to be n°1 di Wai Ka-fai

COREA

Sympathy for Mr. Vengeance di Park Chan-wook

Peppermint candy di Lee Chang-dong

Bad guy di Kim Ki-duk

Samaria di Kim Ki-duk

My sassy girl di Jae-young Kwak

GIAPPONE

Ichi the killer di Takashi Miike

Happiness of the Katakuris di Takashi Miike

Kairo di Kyoshi Kurosawa

Go di Isao Yukisada

Soseiji – Gemini di Shinya Tsukamoto

31
dic
69

D-aniki is back!

Tornano i brillanti approfondimenti sul cinema
orientale del nostro esimio collaboratore, a latere mi permetto di
segnalare una doverosa nota su Anita Mu
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Rouge

Rouge



Anno: 1988

Regia: Stanley Kwan

Soggetto: Lillian Lee

Sceneggiatura: Lillian Lee, Yau Dai On-ping

Cast: Anita Mui, Leslie Cheung, Alex Man, Emily Chu

“Rouge” come rossetto “Rouge” come il rosso dell’amore “Rouge” come
il colore del sangue. Ma i colori di questo film sono molti di più ci
sono il giallo di una storia d’amore che procede come un’indagine negli
interstizi imperscrutabili del cuore. C’è il rosa della più semplice
delle storie d’amore dannato (lei ama lui ma le differenze sociali
rendono l’amore una faticosissima scalata). C’è il colore dell’horror,
colore dato dall’indefinito miscuglio di nero, viola e bianco esiziale,
perché “Rouge” è anche una storia di fantasmi.

Se vi siete sempre chiesti cosa ci fosse nel cinema di Hong Kong
per far cadere in brodo di giuggiole tanti esimi critici allora
recuperate a qualsiasi costo questo film (lo trovate a una decina di
euro sui più grandi siti di vendita di dvd asiatici).

A ripensarlo oggi il cinema di Hong Kong, pur non avendo la pretesa
di esserlo, è il cinema che meglio ha rispecchiato il mondo degli anni
’90. Un mondo in cui si parlava di meltin’ pot, di società multietnica
idee e speranze di commistioni tra culture e forme d’arte diverse. Hong
Kong sotto questo punto di vista con i suoi film è riuscita a far
viaggiare nei suoi film i generi più disparati. Con l’esclusione di
Wong Kar-wai forse l’unico regista considerabile a ragione un autore,
tutti gli altri registi di Hong Kong hanno vagato tra i generi e
persino nello stesso film riuscivano ad unire commedia e horror, o
action e melò (John Woo su tutti) o come in questo caso dove c’è una
vera e propria macedonia di generi anche se di fondo il melò la fa da
padrona.

Oggi quel mondo è morto e così parrebbe anche il cinema di Hong Kong.

Ma se ci possono essere speranze per il futuro, quanto meno per la
cinematografia made in HK, il pubblico di tutto il mondo non potrà più
avere le emozioni trasmesse da quelle due autentiche star che erano
Leslie Cheung e Anita Mui. Il primo ha avuto un po’ di visibilità da
noi grazie a “Storia di fantasmi cinesi” e soprattutto alla pellicola
di Wong Kar-wai “Happy together” e al miglior film di Chen Kaige “Addio
mia concubina”. Di Anita Mui non si è visto nulla e vi assicuriamo che
i vostri occhi sono stati privati di una regina della recitazione.
Titolo che viene confermato in pieno con questa pellicola.

Per andare più nel fondo della trama vi basti sapere che negli anni
’30 l’unico erede di una famiglia benestante di Hong Kong s’innamora di
Fleur prostituta in uno dei più grandi bordelli della città. Il loro
amore è contrastato dalla famiglia di lui che lo ha già promesso in
sposo a una cugina.

Prima ancora di sapere come andrà a finire tra i due amanti
Stanley Kwan, uno dei registi di punta dell’Hong Kong anni ’80 – ’90,
ci porta ai giorni nostri, con una coppia molto meno dedita alle
passioni romantiche e più alle cose materiali.

Tutto si stravolge e quando già si pensa a uno stucchevole
parallelismo tra un amore di ieri e uno di oggi ecco apparire Fleur
emaciata in volto ma tale e quale a come l’avevamo lasciata cinquanta
anni prima, con gli stessi vestiti che cerca di mettere un annuncio sul
giornale per il suo amato di allora chiedendogli di farsi trovare allo
stesso posto. Incontrerà il lui della coppia moderna che lavora per un
giornale (come la sua “compagna”). Il film a questo punto prenderà una
venatura horror quando inizierà a venire a galla la reale natura della
Fleur che vediamo nel presente… Fleur è un fantasma!

Andare avanti vorrebbe dire togliere il gusto della visione a
quanti vorranno seguire questo consiglio da appassionato ancor prima
che critico.

Per chi vuole venir sorpreso dai potenti mezzi del cinema (che non
sono quelli degli effetti speciali) questo film è straconsigliato.

31
dic
69

R[eality] KO

Ci sono notti di Fuori orario in cui credi che il tema
portante, il filo rosso che lega una visione ad un’altra (a quell’ora di notte è
più facile avere delle visioni che vedere dei film) sia uno, quello che viene
annunciato più dal titolo di testa del programma che dalle libere associazioni
coltissime di Ghezzi, e poi ti ritrovi a trovare tanti altri fili rossi, tante
altre associazioni che legano un film all’altro, ogni film a qualcosa che in
quel momento non è sullo schermo.

Ci sono notti come quella di domenica
23 maggio nelle quali credi di vedere tre film legati dal fatto di essere del
catalogo RKO e prodotti da Val Lewton, e dopo averli visti trovi altri e più
“inquietanti” legami.

I film in programma erano: Mademoiselle Fifi
e La jena
di Robert Wise intervallati dal film di Mark Robson Il
vampiro dell’isola
. Il primo del 1944 gli altri due del 1945.

Non gli
anni di uscita né i loro autori creano nuovi legami tra le pellicole ma…. Il
grande fratello
!!!
I più storceranno il naso e troveranno l’accostamento
ai limiti della blasfemia ma leggendo queste righe cercherò di far cambiare idea
anche ai più scettici.

Il legame mi è risultato lampante
soprattutto per i due film che hanno aperto la serata: Mademoiselle Fifi
e Il vampiro dell’isola.
Nel primo ambientato nella Francia occupata
dall’esercito prussiano una diligenza trasporta un variopinto gruppo di
cittadini francesi. Tre coppie di riccastri pronti a fuggire per l’Inghilterra
assieme alla loro maschera da patrioti, un prete che deve andarsi ad insediare
nella sua nuova parrocchia dove le campane sono lasciate in silenzio per
“combattere” gli invasori, un “rivoluzionario” che sembra essere l’unico ad
avere a cuore le sorti del suo paese e una ragazza diretta verso la sua città
dopo essere stata cacciata dall’esercito nemico.
Il viaggio è lungo e la
prima sosta lo rende ancora più lungo. Un ufficiale prussiano costringe i
viaggianti a rimanere fermi in un ostello fino a quando la ragazza non accetterà
l’invito a mangiare con lui.

Nove persone che per la maggior parte non si
conoscono tra loro, chiuse dapprima nell’angustio spazio di una carrozza e dopo
in un ostello non vi suggeriscono nulla? Le regole dettate da una sorta di
grande fratello ante-litteram vi rendono un po’ più chiaro il legame? E se vi
dicessi che come in tutte i reality che si rispettino ci scappa la storia
d’amore (quelle del tipo “se pijano, nun se pijano”)?
Se poi rammentate
assieme a me che nella passata edizione, o forse in questa, scoppiò una polemica
riguardante la possibile partecipazione di un prete al reality show non potete
che condividere le mie libere associazioni, non derivanti da pure astrazioni
intellettualoidi né da un’alimentazione poco salubre.
Il film di Wise è
assieme ai racconti di Guy de Maupassant da cui è tratto il film, in anticipo
sui tempi e sono arrivati là dove Orwell giungerà solamente quattro anni dopo
(il 1949 è l’anno di pubblicazione di 1984).

Come nel più riuscito
degli horror, in una programmazione fatta solo di reality, dopo il Grande
fratello
ecco arrivare La talpa che nella fattispecie è intitolato
“Il vampiro dell’isola”.
Un generale dell’esercito greco in compagnia di un
giornalista inglese si reca in visita alla tomba della propria moglie posta su
di un isolotto poco lontano da dove si trovano stanziate le truppe greche.
Arrivati sull’isola trovano la tomba della moglie del generale manomessa e con
il corpo trafugato, una voce di donna che canta li porteranno a trovare una casa
nel mezzo dell’isola. Qui vengono accolti talmente bene che decidono di passare
la notte nella casa. La mattina dopo uno degli abitanti della casa viene trovato
morto, il dottore militare fatto giungere sul posto sospetta si tratti
un’epidemia, ma per altri in realtà tra di loro si nasconde un vampiro che li
farà morire tutti….
Nessuno può lasciare la casa per non espandere l’epidemia
anche al resto della popolazione, così i reclusi muoiono a poco a poco e l’idea
che si possa trattare di una semplice malattia lascia sempre più il passo a una
presenza maligna dentro la casa.

Una casa sperduta su di un isola, una
lotta per la sopravvivenza, un membro del gruppo che rema contro… cos’altro non
è se non La talpa? Se poi notate ad un certo punto Karloff sembra dare i
numeri, bene, nella versione italiana col doppiaggio gli son state messe in
bocca altre parole, in realtà il mitico Boris stava dando il numero per il
televoto e chiedere chi si sarebbe voluto vedere schiattare dei partecipanti del
film.

Su La iena che paradossalmente ha il titolo che più si
avvicina a una trasmissione televisiva non ho avuto più visioni terrificanti
come quelle fin qui raccontate, ma non è detto che sia un backstage della
preparazione di qualche reality… alcuni direttori di rete assieme a qualche
talent dead scout potrebbero riempire i prossimi reality con artisti già morti
andandoli a prelevare dalle loro tombe… o forse lo stanno già facendo… Dormite
male gente, dormite male…. AHAHAHAHAHA

31
dic
69

Nunzio vobis..

Se vuoi essere un blog di tendenza devi avere almeno un
collaboratore e io, modestamente mi sono accapparata uno dei migliori talenti
cinefili sulla piazza, preparatissimo sul cinema moderno orientale di cui io
sono un po’ digiuna
(arrivo fino a John Woo) so ladies and gentleman i’m glad
to introducing you niente popo di meno che:
D-ANIKI!!!!




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