Archivio per la categoria 'ArCine'

31
dic
69

L’incredibile Hulk

L'incredibilhulk Se c’e’ un motivo per cui questa pellicola rischiera’ di passare alla storia e’ lo sdoganamento ufficiale della Favela Rocinha, la piu’ grande favela brasiliana che in alcune parti sta maturando una sua dimensione turistica subito sfruttata da Hollywood; per il resto il film e’ spaccato dalla travagliata sceneggiatura: inutile dire che ho preferito la prima parte quella piu’ debitrice al mito di Dr Jekyll e Mr. Hide, dove Bruce Banner ha un rapporto tormentato con il potere che ha malauguratamente acquisito, invece di viverlo come liberatorio, zompettando felice per monti e per valli come avveniva nella precedente versione di Ang Lee.
Molto interessante, in un periodo in cui questo tipo di blockbuster fiorisce puntando sulla qualita’ degli effetti speciali, la scelta di fare solo intravedere le prime trasformazioni/apparizioni di Hulk: dona alla prima parte del film un gusto piacevolmente retro’ e riconferma in pieno il potere fascinatorio dell’enfasi per celazione, troppo spesso dimenticato.
La seconda parte purtroppo si trasforma in un banale action movie fatto di scazzottate tra Hulk e l’Abominio, trionfo degli effetti speciali che se nella prima parte erano dosati con cura, nel secondo tempo si prendono una rivincita fastidiosa, soprattutto se il film viene visto in un cinema che crede che gli effetti sonori si ottengano con il volume a palla, che invece si limita a triturare i timpani dei poveri spettatori.
Uniche boccate di ossigeno nella noia dominate, gli inserti metacinematografici: la presenza di Lou Ferrigno e la comparsa finale di Tony Stark anticipatrice di almeno un film (ma finira’ sicuramente in trilogia) su gli Avengers

31
dic
69

La promessa dell’assassino

Lapromessadellassassino A Londra, qualche giorno prima di Natale, una giovanissima prostituta russa muore nel dare alla luce una bambina, l’infermiera che ha assistito al parto cerca di risalire alla famiglia della ragazza tramite il suo diario, che nasconde solo segreti sulla mafia russa, mettendo l’infermiera e la sua famiglia in una situazione molto pericolosa..

Cronenberg sembra decisamente aver cambiato genere, passando dall’horror al noir ma resta sempre medesimo il demone sotto la pelle dei suoi film: l’ossessione per la carne, i corpi, in questo film martoriati e saguinanti (dalle ferite dei duelli all’arma bianca o dalla prostituzione) e tatuati.
Un’ossessione che negli anni si e’ fatta meno truculenta e in questo film assume un valore quasi salvifico: ambientato durante un periodo natalizio che pero’ non ha riscontro negli esterni londinesi (anzi, Londra e’ umida e livida come non mai) nessuna luminaria, solo la speranza affidata alla nascita di una creatura a cui viene dato un nome “che ricorda Cristo” che potrebbe rappresentare un nuovo futuro per Anna, almeno nel sogno finale di Nikolai.
C’e’ anche una sottile ironia in quest’opera: il ragazzino scemo e’ scemissimo, Oci ciornie e’ cantata, anzi miagolata, da un russo dai capelli improbabili, l’esaperazione delle caratteristiche colpisce anche a Kiril e Nikolai, un Viggo Mortesen mai cosi’ figo (altro che Aragorn!) con un taglio di capelli anni ‘50; un’esagerazione che cattura lo spettatore, confondendo le acque di una storia altrimenti prevedibile, per cui se si puo’ intuire lo scambio tra Ciryl e Nikolai pensato da Semyon si finisce per sperare nella favola del mafioso del cuore d’oro invece di pensare alla soluzione piu’ logica per la bonta’ di Nikolai.
Da antologia la scena nella sauna, dove Nikolai lotta completamente nudo con due energumeni: come in An history of violence le scene di sesso erano funzionali al film, senza implicazioni voyeristiche, anche stavolta il nudo di Viggo Mortensen non ha compiacimenti, ne’ erotici ne’ atletici, quello che vediamo e’ completamente diverso dall’esibizione del corpo nel nostro tempo, connotato sempre sessualmente o atleticamente (gli spot delle marche sportive), qui le scene sono asciutte e Cronenberg firma con il sangue una messa in scena che sembra richiamare la filosofia neoplatonica del rinascimento: il puro corpo macchina in azione, filmato con la potenza di Michelangelo e l’accuratezza di uno studio di Leonardo nel sapere dove colpire con esattezza per rompere una giuntura.

31
dic
69

La citta’ proibita

Lacittaproibita Per calligrafismo si intende quello stile cinematografico che mette da parte i contenuti per concentrasi sulla perfezione scenica e formale dell’immagine e si verifica solitamente quando un autore deve sottostare alla censura molto rigida di un sistema totalitario, Zhang Yimou da qualche tempo a questa parte sembra essersi rifugiato in questo stile che esalta il suo gusto barocco dell’immagine raccontando storie lontane nel tempo, che permettono di sfruttare, con il beneplacito del governo cinese, i magnifici scenari naturali ed artistici della Cina, qualche volta pero’ capita che il calligrafismo sia una convenzione capace di far sfuggire qualche particolare pungente all’ottuso occhio della censura, cosi’ le immagini che piu’ colpiscono de La citta’ proibita sono quelle che mostrano la velocita’ con cui gli impassibili servitori puliscono il cortile del palazzo reale e cancellano le tracce della lotta mentre la folle guerra che hanno ingaggiato l’uno contro l’altra l’imperatore e l’imperatrice sono piu’ significativi come paradigma di un potere distante o meglio indifferente al popolo che e’ totalmente escluso anche dalla rappresentazione, piuttosto che melodramma dai toni che vorrebbero essere shakeasperiani: troppo futili e poco chiari i motivi che spingono il crudele (?) sovrano a disfarsi della prima moglie e a cercare di avvelenare lentamente la seconda, intrecciando una doppia storia di incesto alla gia’ complicata trama.
Resta il piacere di vedere due ottimi attori come Gong Li e Chow-Yun Fat e il delirio visivo dei costumi e delle scenografie

31
dic
69

Giu’ per il tubo

Giuxiltubo Roddy e’ un topo da compagnia che si sta godendo un periodo di totale liberta’ mentre la sua padroncina e’ in vacanza, ma le sue scampagnate sul modellino della Ferrari vengono interrotte dall’improvviso arrivo di un topo di fogna. Nel tentativo di liberarsene Roddy finisce giu’ per lo scarico e scopre un nuovo mondo..

Pur cavalcando la moda (ormai decisamente logora) di riproporre le scene cult dei blockbuster quest’ultimo lavoro della Dreamworks in collaborazione con gli studi Aardman Features di Wallace&Gromit, sembra ispirarsi, molto liberamente, alla favola di La Fontaine del topo di citta’ e del topo di campagna, per cui lo schizzinoso Rodney entrando in contatto con i liberi topi di fogna capisce le limitazioni della sua vita di dorata prigionia; un’altra citazione decisamente inconsueta per il genere e’ l’omaggio al mimo Marcel Marceau.
Da un punto di vista grafico, il connobio tra le tecniche di computer grafica e la plastilina danno una dimensione molto terragna alla scenografia che ben si adatta alla comicita’ di grana un go’ grossa (per gli standard di un carton, sia ben inteso!) proposta dalla storia: tra scarichi fognari, rutti e gag molto fisiche non si toccano i vertici dell’eleganza , ma e’ proprio questa dimensione irriverente a far funzionare il film.
Perfetto per chi si chiede cosa faccia il proprio animale domestico quando si e’ assenti e per chi rimase traumatizzato nei primi anni ‘80 da quella pubblicita’ in cui un vischioso prodotto per il WC sterminava dei teneri (nella rappresentazione) nemici dell’igiene.

31
dic
69

Domino

DominoDomino Harvey figlia dell’attore inglese Laurence Harvey e di una celebre modella, abbandona il dorato mondo del jet set per diventare una bounty hunter..

La pellicola prende spunto dalla storia vera della “trasgressiva” Domino, trasgressiva nel senso piu’ banale del termine: una VIP che lascia il suo dorato background per impantanarsi nello sporco mondo dei cacciatori di taglie e’ quanto di piu’ inconcepibile esista per l’occidentale medio, basti pensare al fatto di cronaca che ha dominato l’estate italica, il modesto cameriere che ha rifiutato una cospicua eredita’.
Su questo accenno di biopic Tony Scott innesta una complicatissima vicenda di soldi rubati girata secondo lo stile cinematografico piu’ cool del momento che omaggia le pellicole anni’70 (da Tarantino all’ultimo Rob Zombie, per citare due che lo sanno usare) con l’aggiunta di tutto il ciarpame televisivo imperante, dal videoclip sculettante al reality show.
Mi e’ parso lampante l’intento del regista di ritentare il colpaccio che gli riusci’ negli anni ‘80 con Miriam si sveglia a mezzanotte e Top Gun che definirono l’estetica di un decennio, ma la stigmatizzazione del XXI secolo fatta di dipendenza televisiva e verita’ falsate e destrutturate sono troppo per il furbastro Scott che finisce per girare una versione dopata e incazzosa di un telefilm dei primissimi anni ‘80, Professione Pericolo .
Del resto il cote’ televisivo dell’opera di Scott e’ sottolineato dalla presenza di due attori simbolo della tv, gli Steve e David di Beverly Hills 90210 nei panni di loro stessi, mentre il mafioso Cigliutti e’ sempre un retaggio della famosa serie, lo impersona Stanley Kamel, che in Beverly Hills era il mandante dell’omicido del padre di Dylan nonche’ il genitore del suo grande amore, Tony.
Su questa base televisiva si innesta un cast cinematografico di tutto rispetto come Jacqueline Bisset ed il sempre perfetto Christopher Walken. Dei protagonisti che dire? Per una sopravvissuta degli anni ‘80 il volto liftato di Mickey Rourke e’ un colpo al cuore, per quanto riguarda la bella Keira, non mi pare che faccia qualcos’altro, oltre che sbattere gli occhioni e socchiudere in maniera sexy la boccuccia.

31
dic
69

The Weather Man – L’uomo delle previsioni

WeathermanDave Spritz, meteorologo televisivo, ha una complicata  ed infelice vita familiare: separato dalla moglie, il figlio quindicenne che si spinella, la figlia minore in forte sovrappeso e il padre malato terminale. Dave punta tutto sull’assunzione in una tv nazionale per riprendere in mano la propria vita..

Un film piu’ imprevedibile della meteorologia di cui parla: parte come una commedia ma si rivela un drammone di quelli pesanti con un finale amaro che ci potrebbe anche stare, se per tutta la parte centrale non ci fossero stati somministrati noiosi pistolotti sui valori della famiglia e una certa avversione per i fast food, simboli per eccellenza dell’american way of life.
Ulteriori sviamenti sono dati dalle velleita’ registiche di Verbinski che ripropone certi moduli stilistici che lo hanno reso celebre ai tempi della versione americana di The Ring (film che non ho amato per nulla): laghi dal moto ondoso accentuato, pioggia e nevischio: quando si vede Dave  tirare con l’arco e far centro spezzando la lastra di ghiaccio  che ricopre il bersaglio, si crede che possa farcela a riconquistare tutti i suoi obiettivi ma non sara’ cosi’.
Piu’ insensato di una giornata di marzo.

31
dic
69

Ogni cosa e’ illuminata

Attenzione! post con lieve presenza di spoiler

Jonathan, un giovane americano ebreo, decide di fare un viaggio in Ucraina alla ricerca delle origini della propria famiglia e di Augustine, la donna che aiuto’ suo nonno a sfuggire alla barbarie nazista.

Continua a leggere ‘Ogni cosa e’ illuminata’

31
dic
69

Alta tensione

Le mie impressioni sul film le racconto  qui,  questo post ha principalmente lo scopo di informare che IO avevo capito chi era il colpevole dopo aver visto nemmeno cinque minuti di pellicola…  modestamente, vero…

Haute_tension_1

31
dic
69

The aviator

Indubbiamente il film mi e’ piaciuto, anche se mi ha lasciato un
po’ perplessa la parte dedicata ai rapporti di Hughes col mondo del
cinema, che era quella che mi interessava di piu’: Scorsese si e’ preso
troppe liberta’ rispetto alla vera storia d’amore tra Katharine Hepburn
e Howard Hughes, solo riflettendoci ho capito che il regista non aveva
altra scelta che portare sugli schermi la magia di quel cinema,
anziche’ i veri personaggi e allora ecco Kate e Howard diventare i
protagonisti di una commedia sofisticata, il che non toglie che avrei
preferito si parlasse piu’ chiaramente di Scandalo a Filadelfia anziche’ girare il pranzo a casa Hepburn come se fosse stata una scena del suddetto film, uffa!

Ho cercato comunque di essere obbiettiva nella recensione  su ImpattoSonoro

31
dic
69

Mucche alla riscossa

In un Far West pacioso, il terribile bandito
Alameda Slim ruba tutte le mandrie mandando le fattorie sul lastrico,
e’ cosi’ che Grace, bella ma ruspante mucca da latte finisce ad “Angolo
di Paradiso”, una piccola tenuta dove la contadina Pearl non vende mai
i suoi animali.
L’ingombrante Peggy ha qualche difficolta’ a legare
con le altre due mucche del ranch, la svampita Maggie (doppiata da una
grande Marina Missironi) e soprattutto Miss Calloway, giudiziosa e
compita mucca che perde la trebisonda solamente se le toccano il suo
cappellino. Quando pero’ anche Angolo di Paradiso rischia di finire
all’asta le tre mucche metteranno da parte le loro rivalita’ e
partiranno alla volta della citta’ per prendere in mano la situazione.

                                                                                                                  
Il nuovo cartoon firmato Disney segna il ritorno al disegno tradizionale, senza alcun uso di effetti computerizzati.
La storia e’ graziosa e divertente, e soprattutto  meno grondante del solito della tipica melassa buonista di matrice disneyana.
Il
film vuole essere una parodia del genere western e non viene
risparmiato nessun topos, in particolare i controcampi dei primissimi
piani degli occhi,caratteristica degli spaghetti western.
Esilarante Buck, il cavallo dello sceriffo con la fissa del kung fu, simpatica caricatura di Bruce Lee.
In conclusione una pellicola piacevole, di pura evasione, che riesce a mantenere quello che promette.




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