Il film di Spike Lee e’ un pugno nello stomaco che ti lascia senza parole.
Urla senza sonoro a testimoniare un dolore che non ha voce, come quello di una citta’ ferita crudelmente.
I soldi ricavati dallo spaccio per fare la bella vita e pagare il pizzo del bar di famiglia.
Ragazzine disposte a tutto per ottenere ottimi voti e accedere cosi’ a
un buon college che permettera’ loro di avere un’occasione.
Il west, la frontiera.. ancora l’ingenuo sogno di un posto tranquillo
dove costruirsi una famiglia e vivere sereni, ma tutto si infrange
all’alba sulla faccia tumefatta di Ed Norton, non un figlio del ghetto
senza opportunita’, ma il rampollo bianco della middle class americana
che ha gettato via la sua occasione: lo Zio Sam non ne concede di piu’.
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Bisognerebbe credere in tutto quello che la cara madre America vomita in faccia alle finestre della New York bene, quella che in 24 ore non si può ricordare e che un’ora dopo sembra così lontana. Finalmente possiamo parlare di un film duro, crudo, disincantato e acido come il viso tumefatto di Norton attraverso il finestrino…
Uno spacciatore per bene ed una bravissima attrice per una ragazzina senza scrupoli o peli sulla linga…come le immagini di Spike Lee.